RUGGITO di Balletto Civile. Una favola del contemporaneo

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In un giorno qualunque, le vite di sei sconosciuti si incrociano. Ad accomunarle un luogo ordinario, dove la loro giornata sta cominciando o finendo. Nessuno è apparentemente interessato a conoscere altro se non la direzione dei propri destini. Ruggito,  andato in scena dall’11 al 13 dicembre a Teatri di Vita, è una delle ultime produzioni di Balletto Civile e si sviluppa come la trama di una favola in cui gli eroi sono persone comuni e il castello della principessa è sostituito da un centro commerciale.

La compagnia, diretta e fondata nel 2003 dalla coreografa Michela Lucenti, nasce grazie anche al lavoro di un’equipe di fiducia che in tutti questi anni ha contribuito alla sua affermazione nel panorama artistico italiano. Nel 2011, grazie al progetto Corpo a Corpo nato all’interno del Teatro Due di Parma – dove attualmente sono in residenza -, hanno l’opportunità di ampliare e formare un nucleo stabile di danzatori e attori provenienti da diversi percorsi formativi. Si crea così un collettivo nomade di performer – come loro stessi si definiscono – impegnati nell’utilizzo del corpo come prima fonte di indagine del sociale, per mostrare ogni volta uno spaccato del presente.

Il palco è delimitato da un quadrato in PVC giallo, sette file di lampade scendono dal soffitto creando un’atmosfera familiare, abituale, in cui è facile immergersi: la quotidianità si trasforma in arte. I sei performer riempiono la scena con le loro storie, mostrando la sofferenza e la frustrazione per un presente apparentemente privo di prospettive future. Disillusi compiono semplici gesti, ripetuti quasi meccanicamente, fino alla perdita di senso.

Con movimenti lenti e disarticolati f12355717_10206455511398992_649628958_oa il suo ingresso Michela Lucenti, una vedova smarrita in cerca dei lego per il figlio. Il battito dei suoi piedi sul pavimento è come una scossa elettrica per gli altri interpreti che, immobili, aspettano un segnale per prendere vita. C’è un clown disilluso che sgonfia palloncini rossi, mentre un attore in cerca di lavoro si vede costretto a fare un provino per un film porno. Un giovane cuoco iperqualificato viene licenziato da una donna troppo presa dal suo lavoro che invano cerca di ricucire la propria vita sentimentale. Una sgargiante ragazza delle pulizie, vestita di rosa, svolge le sue mansioni zelantemente per poi rifugiarsi in un sogno ad occhi aperti, in cui il secchio del mocio diventa un cavallo alato. La necessità di comunicare è più forte dell’arresa, così gli interpreti incominciano a cercarsi, a creare delle relazioni attraverso un contatto fisico inizialmente cauto, intermittente che matura nella sequenza finale. I sei personaggi legati emotivamente, tra salti e movimenti all’unisono tramutano l’insoddisfazione repressa in energia dirompente, in speranza.

Si danza, si canta e si racconta il dolore di una vita diversa da come l’avevamo immaginata, ma non ci si arrende all’inevitabilità degli eventi, si cerca di reagire, si “ruggisce”, appunto. Questo spettacolo è un’intrigante fotografia del contemporaneo, con zone ancora non troppo nitide, sfocate, ma che alla fine risultano senz’altro definibili e, quindi, risanabili: l’esistenza stessa è fatta di imperfezioni, di sfumature che non sempre riusciamo a decifrare. Ruggito vuole risvegliare in noi la voglia di lottare e vivere una vita vera, abbandonando, così, un infelice stato di sopravvivenza. Forse l’intento è di spronarci, di innescare delle reazioni che portino ad agire, fisicamente o mentalmente, e in grado di risvegliarci dal coma quotidiano.


Cristina Tacconi

TEATRI DI VITA (BOLOGNA) – 11 dicembre 2015

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