Les Ballets de Trockadero de Monte Carlo. Tra formidabile tecnica e piacevole trash

Guardare Les Ballets de Trockadero de Monte Carlo è come essere in sala prove quando l’insegnante esce per una lunga chiamata dicendo: «Continuate da soli!». Allora in preda allo stress e alla stanchezza tutti iniziano il proprio delirio: finte pantomime, litigi, battute, prese che finiscono con rovinose cadute a terra. Ma tra una gag e l’altra spunta qualche piroetta perfetta, un manège completo e dei fouetté da trottola.
La famosa compagnia newyorkese fondata nel 1974 e composta da soli danzatori uomini, che si cimentano con quasi tutto il repertorio classico affrontando sia ruoli maschili sia femminili, è arrivata a Bologna, sul palcoscenico del Teatro Duse lo scorso 16 febbraio, riscuotendo un notevole successo di pubblico. Tra grandi e piccini, appassionati e meno esperti, la platea esplodeva di risate, impossibili da trattenere.

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La “drag company”, attualmente diretta da Tory Dobrin, è ormai diventata un’istituzione tra le compagnie di balletto a livello mondiale e ha dato vita con la sua nascita a un’evidente innovazione. Certo, negli stessi anni nella danza contemporanea si sviluppavano importanti fenomeni come il Tanztheater in Germania, la Contact Improvisation negli Stati Uniti con Steve Paxton; nell’altro filone della danza classica Maurice Béjart componeva meravigliose coreografie, maestose figure che rimangono alla storia, come il capolavoro Bolero. E ancora nell’ambito di quella che viene definita Modern Dance, Merce Cunningham iniziava a sperimentare il rapporto tra danza e tecnologia. Studi e ricerche, questi sopra elencati, che hanno cambiato inevitabilmente il futuro del teatro e della danza.
Les Ballets de Trockadero non è tutto ciò, ma ha avuto tuttavia la capacità di portare l’ilarità all’interno di quel mondo classico, senza eliminarne le strutture, ma sfruttando proprio l’eccessiva atmosfera ovattata che circonda il balletto. I corpi muscolosi e pesanti degli uomini nei ruoli delle prime donne, da Giselle a Raimonda, da Gamzatti a Esmeralda, ci ricordano che danzare è faticoso, ma allo stesso tempo divertente, perché in sala, è vero, si scherza tanto.

Le trovate dei coreografi della compagnia sono degne di un cabaret: dal principe che palpa il sedere della amata Odette, al petto villoso che spunta sotto il corpetto bianco e argento, dal tutù che perde le piume ne La morte del cigno, alle braccia muscolose da scaricatore di porto della Regina delle Driadi in Don Quixotte.
Proprio come da repertorio i danzatori ballano sulle loro grosse scarpette da punta – numero 42/43 nella norma – sfatando il mito della leggiadra danzatrice romantica e creando un mix formidabile, una sorta di mostro di tecnica che tutte le insegnati desidererebbero: una donna che gira sulle punte e salta come un uomo.

Silvia Mergiotti


Teatro Duse, 16 febbraio 2016

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