SET UP a Venezia. Arti immersive per luoghi esclusivi

Un sold out motivato quello di Set Up: due serate dedicate all’arte performativa racchiuse nelle storiche mura veneziane di Punta della Dogana. Una location perfettamente aderente all’idea progettata da François Pinault Foundation, in collaborazione con Teatro Fondamenta Nuove. Tra una mostra e l’altra, gli organizzatori hanno ben pensato di sfruttare alcuni degli spazi vuoti di Punta della Dogana (restaurata nel 2009 da Tadao Andō) in attesa dei futuri allestimenti (ad aprile l’inaugurazione) per renderli fruibili ai fortunati che sono riusciti a procurarsi i “preziosi” biglietti d’ingresso.

Durante le due serate è stato possibile osservare le performance di diversi artisti contemporanei che tra musica, danza, recitazione e arte visuale hanno fuso in un unico luogo le sensazioni più sottili, impalpabili, penetranti, sinuose, raffinate, efebiche. Evan Parker e il suo sassofono hanno dominato con suono viscerale la stupenda scala in vetro della prima navata. Successivamente il Balletto di Roma, i cui componenti sono abilmente riusciti a unire gestualità spaziale a sonorità ben studiate, ha trascinando gli spettatori in una commistione sospesa tra la lapidaria razionalità del contenitore architettonico e una corporalità-contenuto istintiva, a tratti primordiale. Navaridas & Deutinger hanno riproposto Your Majesties, solido cavallo di battaglia del duo, dove coreografia secca, vocalità storica e specularità fisica e rievocativa – difficile non riuscire a pensare alla gag dello specchio dei fratelli Marx in Duck Soup – si fondono in un impasto oramai fortemente consolidato. Deutinger lo abbiamo ritrovato anche la seconda sera con Chivalry is Dead, ma questa volta affiancato da Gottfarb. In questa performance il suono non è il solo elemento predominante, ma i due artisti stimolano anche la vista indossando scintillanti armature di metallo.

Ph. Francesco Foschini
Ph. Francesco Foschini

E tra un gin tonic e due chiacchiere nella zona lounge – nella quale un altro duo, Amuleto, ha amalgamato le sonorità del violoncello con quelle della musica elettronica – arredata con comodi divanetti, i più hanno atteso i tanto bramati musicisti e dj: Alva Noto, Mount Kimbie e Spiller, accorso eccezionalmente all’ultimo minuto per sostituire una indisposta Fatima Al Qadiri. Alva Noto non ha bisogno di presentazioni, una delizia che fa fremere ogni cellula del corpo, le proiezioni utilizzate durante la sua esibizione hanno avuto il dono di ipnotizzare anche lo spettatore più “legnoso”, mentre le dolci melodie elettroniche degli inglesi Mount Kimbie ci hanno trasportati in una dimensione “danzereccia” incontrollata. Dulcis in fundo, il colpo finale “made in Venice” targato Spiller è stato una garanzia.

Ph. Francesco Foschini
Ph. Francesco Foschini

Set Up si è rivelato un helzapoppin’ “sui generis” che ha saputo bilanciare unicità, ricercatezza e sperimentazione, anche grazie agli spazi estremamente camaleontici di Punta della Dogana. Quest’ultima è stata garante incontrastata di esclusività e prestigio, complice anche una città come la Serenissima che da secoli è divenuta portavoce delle più disparate forme artistiche in tutta la loro purezza e libertà. D’altronde, solo a Venezia puoi imbatterti in Alva Noto mentre sorseggi uno spritz in uno dei più famosi bacari della laguna. Anche questa è arte, cheers.

Francesco Foschini


Punta della Dogana (venezia) – venerdì 19, sabato 20 febbraio 2016

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