immagine Diversamente Pinocchio. La favola di Giuseppe Comuniello

Esserino dallo sguardo d’uccello e dal lungo naso appuntito, esibito come cicatrice che impedisce di dimenticare. La figura di Pinocchio compare per la prima volta negli spettacoli di Virgilio Sieni negli Studi sulla fiaba: il boschetto e la malattia (Castiglioncello, 3 febbraio 2000) all’interno del ciclo fiabesco che va dal 1997 al 2002.
Pinocchio è un personaggio ambiguo, instabile. Nella storia di Collodi è sempre sottoposto a trasformazione: umano o animale o vegetale, con conseguenti forme di vita altrettanto instabili che ben si prestano a esprimere la condizione schizofrenica.
Per il coreografo fiorentino la marionetta simboleggia il desiderio umano, proietta il movimento del corpo su un piano altro, non abitudinario, sconfinando in nuove possibilità.

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Illustrazione di Pinocchio di Carlo Collodi

Nella fiaba Pinocchio viene paragonato a un’anguilla che si contorce fuori dall’acqua, similitudine ben lontana dalla rigidità caratteristica di un burattino. L’artificialità della marionetta non è che un modo di pensare diversamente l’organicità del corpo umano, progettarla secondo vie non ancora esplorate. Il movimento nasce dall’improvvisazione dei danzatori e del coreografo, ma la figura del burattino viene presa solo come spunto e immaginata liberamente dall’interprete.
Questo personaggio, per la sua forte carica simbolica, lo ritroviamo in molti lavori teatrali, cinematografici, di animazione e di grafica. Sieni ne ha proposto versioni diverse all’interno di un percorso di spettacoli fino a mettere in scena più versioni contemporaneamente. Dopo una tregua di undici anni ancora un altro Pinocchio, ma leggermente diverso: questa volta non vedente.
Mentre nel ciclo fiabesco siamo in un contesto malato, caratterizzato dall’ossessione di personaggi che vogliono fuggire dal mondo “fantastico” in cui sono bloccati, con Pinocchio_leggermente diverso ci ritroviamo in una fiaba sulla nascita e la crescita di un uomo alla ricerca dell’origine dei sensi, la fiaba di Giuseppe:

«L’equilibrio per me era un punto nel buio ora è un punto nel mio corpo, preciso e ben distinto. L’allineamento corretto, mi fa sentire completamente storto. […] L’adagio e la lentezza nascondono un’infinità di movimenti collegati tra loro in una sequenza rapidissima. Sento con me stesso e vedo gli occhi degli altri, perciò a volte devo smettere di guardare per ritrovarmi. Un tamburello se suonato con la testa può diventare quasi vivo. Quello che voglio trasmettere è intrinseco dentro di me, ma io stesso non lo conosco bene». (Giuseppe Comuniello in Commedia del corpo e della luce. Interrogazioni alle vertebre)

Nel luglio 2013 a Civitanova Marche, Virgilio Sieni ha portato in scena per la prima volta Pinocchio_leggermente diverso, spettacolo creato per Giuseppe Comuniello, danzatore non vedente che dal 2007 è uno dei protagonisti dell’Accademia sull’arte del Gesto ai Cantieri Goldonetta di Firenze (CANGO).
Pinocchio ritorna in un contesto diverso, ci conduce al dettaglio in sette quadri che sono viaggi in uno spazio, dove il fracasso interiore si traduce in ascolto, in posture sempre sospese e osservate prima dal di dentro.
Il pubblico si può avvicinare e scoprire il dettaglio, può trasgredire lo spazio, stabilire la distanza, vedere il suo volto, gli occhi, il sudore, come trema e si sorregge il burattino iniziato alla vita.
La storia di Giuseppe/Pinocchio è più vicina a quella classica ma, appunto, resa “leggermente diversa” dalla prospettiva con cui viene raccontata, facendo diventare il non vedere una possibilità anziché un limite. Abituati a immagazzinare pigramente immagini in loop, abbiamo perso alcuni aspetti del visibile, i particolari, il rapporto con determinati oggetti e con altri nostri sensi.
La scena ricorda l’ambiente della fiaba di Collodi («La casa di Geppetto era una stanzina terrena, che pigliava luce da un sottoscala…»). Poca luce, pochi oggetti sparsi nello spazio scenico, tra cui alcuni tamburelli, una lavagna, un cappello a punta e un ciocco di legno che vanno a rappresentare le dinamiche della performance, tratteggiando territori indefinibili che prendono forma in rapporto ai rumori, ai suoni, al tatto.
Per aiutare il burattino a muoversi in rapporto allo spazio, sono stati messi per terra delle linee di nastri adesivi, come braille, in rilievo, in modo da strusciarci piante dei piedi e polpastrelli.
Il danzatore ci mostra ciò che sente, portandoci nel risveglio della marionetta che, lentamente, come un bimbo appena nato, sperimenta, costruisce narrazioni autobiografiche, interagisce con il pubblico chiamandolo a partecipare alla sua scoperta del gesto.

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Giuseppe Comuniello in Pinocchio_leggermente diverso

Virgilio Sieni parlando di questo spettacolo afferma: «C’è una sensibilità nell’ascolto, sia della musica che del corpo, diversa rispetto a un danzatore vedente. Il movimento, in questo caso, implica necessariamente lo sviluppo della sfera percettiva piuttosto che l’imitazione di un ideale corporeo».

Giuseppe, invece, raccontando come è iniziata la creazione dello spettacolo dice:

«Tutto il lavoro nasce dalla lettura, dall’analisi e dall’interpretazione del testo di Collodi. Pinocchio è la storia della crescita dell’uomo e questo spettacolo è stata la mia crescita, da pezzo di legno alla rinascita. Abbiamo fatto molte prove, otto ore al giorno, ma alla fine Virgilio, non soddisfatto, decise di cambiare modo di lavorare e di tornare a quello delle origini, quello del mio primo assolo Atlante del bianco. Ci siamo visti da soli e così lo spettacolo è rinato e terminato tutto in quel giorno. C’è stato un forte scambio e mi hanno aiutato le numerose figure che Virgilio mi ha dato e su cui ho lavorato molto. La più importante è stata quella di immaginarmi di essere di legno, rigido. Anche gli oggetti sono stati molto utili, soprattutto quando dovevo cambiare personaggio. In scena, grazie al cappello enorme e agli zoccoli, riesco a sentirmi immenso, ogni minimo movimento è come se rimbombasse intorno a me».

E soffermandosi sul cappello, il danzatore continua:

«È bellissimo indossarlo, sento il riverbero di qualsiasi movimento, anche di quello più piccolo. Da una parte mi viene spontaneo fare piccoli gesti, ma dall’altra mi diverto a fare movimenti più grandi, di cambio di peso, per vedere dove mi portano. Anche le zeppe sono interessanti, danno un movimento particolare che parte dal bacino».

A Livorno il 30 gennaio 2015, è stato messo in scena Pinocchio_ leggermente diverso per la prima volta con un musicista, Michele Rabbia. Tutto cambia quando si tratta di musica dal vivo:

«Si è creato un legame inspiegabile con la musica, era un guidarsi a vicenda, il musicista suonava seguendo i miei movimenti e io mi muovevo ascoltando dove mi portava la sua musica. A Livorno ho cambiato una parte dello spettacolo quasi senza accorgermene. Inizialmente ero dispiaciuto, ma poi ripensandoci ho capito che è stata proprio quella musica a portarmi ad altro, al cambiamento. I brani registrati invece mi servono principalmente per avere dei punti di riferimento, per degli attacchi o per delle pause».

Lo spettacolo continua ad andare in tournée ormai da tre anni, girando la maggior parte dei festival di danza italiani ed esteri. In mezzo a tutte queste meraviglie che si succedono le une alle altre, persino Pinocchio/Giuseppe si è chiesto se è desto o se sogna sempre a occhi aperti.

Camilla Guarino

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