La città in movimento. MK alla ventesima edizione di Danza Urbana con VEDUTA>BOLOGNA

Saliamo per l’amplia scalinata di Palazzo D’Accursio ed entriamo in una meravigliosa sala rettangolare, in fondo un uomo, vestito di nero, con le cuffie alle orecchie, accenna qualche gesto, muove il bacino, un balance, allarga un braccio, come stesse abbozzando la danza che a breve deve mettere in scena. Così comincia Veduta>Bologna, l’ultima creazione per MK del coreografo Michele di Stefano, presentata in prima assoluta alla scorsa ventesima edizione del Festival Danza Urbana a Bologna. Anche al pubblico vengono consegnate delle cuffie, dalle quali si riesce a percepire rumori, respiri, passi rubati allo spazio urbano: illusioni sonore ricostruite in 3D che ci spingono a voltarci, a seguire il performer costantemente. È un gioco, una sfida che ci lancia il danzatore: riuscirà ad arrivare in brevissimo tempo sulla Torre degli Asinelli? È così che la coreografia cresce, si espande e abbraccia tutto il tessuto urbano vicino: dall’alto del palazzo la vista si sposta su Piazza Maggiore, che da lontano, con l’effetto dei suoni nelle orecchie, percepiamo come una visione cinematografica. Senza accorgercene la danza è anche lì, in piazza, una danzatrice si confonde tra le persone che camminano, c’è chi passa indifferente, chi si sofferma incuriosito a guardare, una coppia si bacia al centro del crescentone.

La coreografia si fonde perfettamente con la maestosità e la vitalità dello spazio urbano, e non vi è distinzione tra l’alto e il basso, tra il palazzo e la strada, la stessa aria avvolge la danzatrice, i passanti e il pubblico affacciato alle finestre. L’attenzione si sposta di nuovo all’interno della sala, un’altra figura compare danzando in totale silenzio, confondendosi tra le ombre e i riflessi della luce che entra dalle ampie finestre, ma subito i nostri occhi tornano verso la Torre degli Asinelli che appare in lontananza dietro i palazzi di Piazza Maggiore. Lo spettatore è in continua tensione, come se si trovasse in un film d’azione, e i suoni lo manovrano in una performance immersiva. Michele di Stefano riesce a donare una visione di Bologna e della “sua” piazza soffermandosi sullo scorrere della dimensione urbana. Sì, perché la città è fondamentalmente movimento, un movimento che può assumere diverse forme, accelerare, rallentare, addolcirsi, inasprirsi, divenire un’unica danza che coinvolge l’atmosfera, le mura, i pavimenti e i sentimenti di chi vi si trova.

Silvia Mergiotti

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