L’ombra della luce: Itzik Galili per TorinoDanza

Una gesto pungente, poetico, intimo e squisitamente umano è la firma di Itzik Galili, il coreografo israeliano ospite alle Lavanderie a Vapore di Collegno per la rassegna Torino Danza il 18 e il 19 ottobre 2016 con la collaborazione del Balletto Teatro di Torino di Loredana Furno.
Dopo aver firmato oltre settanta spettacoli di successo, ha presentato in esclusiva per l’Italia L’ombra della luce, un ensamble di diverse coreografie dal tono ironico e lirico in cui la luce guida l’occhio, l’anima e il cuore degli spettatori nella profondità dei sentimenti: il gesto si fa voce, parola di conforto, scrigno dei desideri, mettendo in scena la parte più intima dell’essere umano, i pensieri.

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Chameleon, foto di Rosalie O’Connor

Dal buio totale della scena sul palco si accendono otto piccole luci in attesa di un custode, così comincia Will-o’-the-Wisp. Una coreografia corale, in cui si racconta una storia che nasce dall’interno: un danzatore si apparta in un angolo e illumina un foglio come quando si legge di notte senza dare fastidio a nessuno, ci si accuccia, ci si nasconde e i pensieri cominciano a fluire, come i gesti poetici dei sette rimanenti danzatori, piccole efelidi della luce, custodi ciascuno di un intimo desiderio di mostrarsi e mostrare la parte più delicata di sé. Ogni gesto sembra quasi sussurrare «questa è la mia anima, abbine cura», dando inizio così a una danza vorticosa che cerca di trovare la strada verso l’esterno, verso quel mondo che osserva, ma non vede, giudica, ma non comprende e i fasci di luce illuminano un cammino che spinge le anime a mettersi in mostra e uniformarsi, mettendo da parte la propria unicità.
Sete, fame, amore, noia, sonno, formicolio, tristezza, euforia, prurito, starnuto… cosa mai passerà per la testa di una donna in attesa di un compagno ritardatario? Con Chameleon, su musica di John Cage, Galili mette in scena una sedia animata dalla versatile personalità di una danzatrice che mostra a un pubblico, a tratti divertito e a tratti commosso, il volo pindarico e l’affaccendarsi dei pensieri delle donne colte in una solitudine che fa da anticamera dell’amore.

In Cherry Pink and Apple Blossom White una dolce e sensuale vamp si avvinghia, ondeggia i fianchi e ammicca a un nerd timido e impacciato comunciando una travolgente danza di seduzione. Sulla musica senza tempo di Pérez Prado ne scaturisce un frizzante passo due tra il comico e il romantico.

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Cherry Pink and Apple White Blossom, foto di Regine Brocke

Con Between L… il gesto del danzatore diventa un semplice mezzo di comunicazione tra la coreografia esterna e le elucubrazioni filosofiche del non sense che, associate a movimenti caratterizzati da una monotonia compulsiva, rivelano una dualità tra il mondo esterno e l’intelletto umano.
Il gran finale però è stato dato da Ephemeron una potente e corale danza tribale su musiche di Haytam Safia, in cui Galili mette in scena il gesto atletico e veloce che contraddistingue da sempre il suo linguaggio coreografico. Un altalenarsi poetico di velocità e silenzi, coralità e solitudine, gesto e parola scritta: «cammino come in un sogno da solo tra orrore e terrore». Il viaggio dell’individuo nella società termina infatti in una solitudine lenta e disarmante.
Uno spettacolo elegante, graffiante, lirico, dalle sfumature ironiche e a tratti passionale, travolgente e meravigliosamente umano.

Noemi Eva Cotterchio


Lavanderia a Vapore di Collegno (Torino), 18 ottobre 2016

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