Un suono materializzato da ANATOMIA di Simona Bertozzi

Sì, si può vedere il suono, a occhio nudo si possono vedere le onde acustiche, la loro propagazione nello spazio, la loro pressione, potenza e intensità senza bisogno di alcun grafico cartesiano. Si possono toccare ronzii, rumori simili a eliche in azione, sibili, scricchiolii, scoppiettii mixati che rimbombano nella cassa toracica. O almeno è sembrato possibile grazie alla collaborazione tra il musicista Francesco Giomi, il teorico Enrico Pitozzi e la coreografa e danzatrice Simona Bertozzi che il 24 febbraio hanno debuttato a Firenze con Anatomia presso il Teatro Cantiere Florida di Firenze. Giomi, compositore di musica sperimentale e regista del suono, con il suo live elettronics fa parlare la sua musica attraverso il corpo di Simona Bertozzi che mossa, manipolata, guidata, a volte quasi posseduta dalle vibrazioni acustiche, disarticola il corpo in un continuo disequilibrio e cambio di direzioni che rendono imprevedibile qualsiasi suo successivo movimento.

anatomia-compagnia-simona-bertozzi-nexus-foto-nexus
ph Nexus

In una penombra che accarezza tagliente solo la superficie anatomica degli arti della danzatrice e del musicista, l’uno dietro l’altro, accucciati in scena accanto alla consolle, si sollevano dal silenzio parole sussurrate come: “ora serrata” (linea che delimita il corpo ciliare dalla coroide dell’occhio), “ipoderma”, “anatomia”. Un’anatomia per un istante visibile e udibile, che porta i due artisti a un unisono di gesti e spostamenti sopra a un basso ronzio costante. Una volta raggiunta la sua postazione Giomi fa partire il gioco. Bertozzi dà inizio a una partitura coreografica sulle possibilità di appoggio: spostamenti ed equilibri precari su giunture, gomiti, ginocchia, caviglie, che si trasformano in passaggi dinamici in cui il peso viene scaricato sui pollici o sul collo del piede. Tra molleggi e ripetizioni, in modo sotterraneo, la musica più calzante e vibrante comincia a entrare nel corpo, a farsi anatomica, a prendere sempre di più il controllo della danzatrice che si muove seguendo un sistema vettoriale impazzito, dove sia la direzione che il verso degli impulsi che la guidano la portano a eseguire sequenze complesse con continue alterazioni, tensioni muscolari permanentemente instabili, una danza in cui anche nella staticità apparente la carne comincia a tremare, a pulsare. Una creatura invisibile, la musica, che ha trovato un mezzo per concretizzarsi.
Un monologo di un corpo sonoro logorroico ed egocentrico, a tratti burlone, a tratti aggressivo.

anatomia-compagnia-simona-bertozzi-nexus-foto-dario-bonazza-2
ph Dario Bonazza

Come un’illusionista Simona Bertozzi si fa sostituire da Matilde Stefanini, giovanissima danzatrice che con una consapevolezza corporea e tecnica disarmante continua il discorso sonoro. Si creano duetti e trii, una rete di corrispondenze dove è sempre più difficile capire chi è a parlare, dove occhio e orecchio sentono e vedono la stessa cosa.
Dopo un solo musicale del compositore, la coreografa entra semi nuda, sotto luci stroboscopiche e una musica sempre più densa di vibrazioni, coperta in volto forse dalla maglietta nera che aveva addosso fino a qualche minuta fa, si inarca, gattona, si allunga come un animale ferino in un’atmosfera ricca di tensione che termina lo spettacolo facendo rimanere la platea piena immobile, ancora in attesa in un silenzio rotto da uno scroscio di applausi.

Camilla Guarino


Teatro Cantiere Florida, Firenze, 24 febbraio 2017

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...