Immersione nell’universo futurista: a 100 anni dal Manifesto della danza di Marinetti

Onomatopee corporee, sinestesia di colori, suoni e profumi, uomini-macchina e macchine umane. Giovani danzatori alle prese con un’avanguardia del passato. Questi sono solo alcuni degli elementi che caratterizzano Uccidiamo il chiaro di luna, spettacolo di danze di ispirazione futurista della coreografa Silvana Barbarini del 2015, facente parte del progetto RIC.CI (Reconstruction Italian Contemporary Choreography). L’iniziativa, ideata e diretta da Marinella Guatterini, consiste nella ricostruzione e rimessa in scena di lavori di danza contemporanea italiana degli anni Ottanta e Novanta e nella redazione di un opuscolo di approfondimento, accompagnato da un DVD con la registrazione dello spettacolo ricostruito e con interviste a coreografi e interpreti. Un ambizioso progetto che ha permesso, dunque, a coreografie del passato, arricchite dalla forza dei nuovi interpreti e dai differenti scenari culturali, di circuitare nuovamente nei teatri e nei festival italiani.

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Uccidiamo il chiaro di luna, in scena il 1 giugno all’interno del Ravenna Festival, è la ri-messa-in-azione di alcune danze neofuturiste create da Barbarini negli anni Novanta: le Danze del Manifesto in sala danza, fatte alla Paolo Grassi nel 1997, e SiioVlummia-Torrente n. 3, create per la compagnia Vera Stasi nel 1994, intervallate da una parte corale diretta dal maestro Emanuele De Checchi.
«La trasmissione, o meglio, la condivisione di un percorso che mi ha appassionata e mi ha insegnato più di quanto potessi immaginare»: sono le parole della coreografa, che Marinella Guatterini cita in Uccidiamo il chiaro di luna. Silvana Barbarini 1997>2001, riferite allo spettacolo per ricordare un percorso iniziato con Giannina Censi, sua insegnante di danza e unica ballerina futurista, che fece scandalo per il suo «costume balneare futurista», come l’ha definito Elvira Bonfanti.

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Giannina Censi in Aerodanza, 1930

Marinetti scrive nel manifesto della danza futurista del 1917: «Bisogna superare le possibilità muscolari e tendere a quell’ideale corpo moltiplicato dal motore che noi abbiamo sognato da molto tempo. Bisogna imitare con i gesti i movimenti dei motori, fare una corte assidua ai volanti, alle ruote, agli stantuffi, preparare così la fusione dell’uomo con la macchina, giungere al metallismo della danza futurista». A questi principi si ispira, dunque, lo spettacolo della Barbarini, la cui prima parte si compone della Danza dello Shrapnel, Danza della Mitragliatrice, Danza dell’Aviatore, ovvero le tre danze descritte nel manifesto. I movimenti illustrativi dei performer, la partitura sonora incalzante e i cartelli spostati dagli interpreti sul palcoscenico recanti le scritte “shrapnel”, “corto a destra”, “non scivolare sul ghiaccio”, “300 metri allo scoperto”, “15 gradi sotto zero” (presenti nelle indicazioni del manifesto) fanno percepire allo spettatore l’atmosfera bellica e interventista del futurismo, nonché la sua linea estetica volutamente «disarmonica, sgarbata, antigraziosa».

A seguire assistiamo a una sezione recitata-cantata: gli interpreti si dispongono sulle sedie di fronte al pubblico, come un vero e proprio coro diretto da Emanuele De Checchi, ed eseguono live sulla scena la partitura composta da André Laporte per quattro voci su Il bombardamento di Adrianopoli, fra i brani più celebri di Zang Tumb Tumb di Marinetti. De Checchi definisce inoltre il pezzo una «partitura del corpo», in cui viene esaltata la simultaneità caratterizzante le parole scritte in modo sparso sulla pagina del testo marinettiano.Uccidiamo-il-chiaro-di-luna-di-Silvana-Barbarini-ph.-Alberto-Calcinai

L’ultima parte della coreografia è costituita dalla ripresa di SiioVlummia-Torrente n. 3, il cui titolo è tratto da una tavola parolibera di Fortunato Depero composta nel 1916. Lo spettacolo si compone di danze neofuturiste create da Silvana Barbarini e Alessandra Manari, sotto la supervisione di Giannina Censi. Questa sezione è la più “colorata”, sia per i costumi e le luci, sia per la presenza di una musica più tradizionale e melodica. Da Balla, Severini e Marinetti, la Barbarini trae ispirazione per creare un affresco poliforme, in cui tutte le arti si fondono e si compenetrano.
Da un lato, questo lavoro ci fa entrare nello scenario futurista e interventista degli anni Trenta lasciandocene percepire le tendenze estetiche, dall’altro, ci mette a conoscenza di due capitoli della storia della danza generalmente trascurati: la danza d’avanguardia di Giannina Censi degli anni Trenta e le creazioni di danza contemporanea degli anni Ottanta e Novanta di Silvana Barbarini.

Marta Buggio

 

In scena: giovedì 1 giugno, ore 21.00, a Ravenna Festival, via Mariani 2, Ravenna

Info spettacolo: Ravenna Festival – Dance, voci, suoni del Futurismo italiano
(foto di Alberto Calcinai)


Bibliografia
ELVIRA BONFANTI, Il corpo intelligente. Giannina Censi, Torino, Il Segnalibro, 1995.
ANNA CHIARA CIMOLI, Giannina Censi, in «Enciclopedia delle donne», web http://www.enciclopediadelledonne.it/biografie/giannina-censi/, consultato il 20 aprile 2017. MARINELLA GUATTERINI (a cura di), Uccidiamo il chiaro di luna. Silvana Barbarini 1997>2015, Milano, Fondazione Milano Scuole Civiche, 2015.
FILIPPO TOMMASO MARINETTI, La danza futurista – Manifesto futurista, in «L’Italia futurista», anno 2, n.21, 8 luglio 1917, pp. 1-2.
LUIGI SCRIVO, Sintesi del Futurismo. Storia e documenti, Roma, Mario Bulzoni Editore, 1968.
DVD Uccidiamo il chiaro di luna. Silvana Barbarini 1997>2015, regia di Alberto Sansone, Milano, Fondazione Milano Scuole Civiche, 2015; Capsule del tempo. Documentario sulla ricostruzione di Uccidiamo il chiaro di luna. Silvana Barbarini 1997>2015, regia di Alberto Sansone, Milano, Fondazione Milano Scuole Civiche, 2015.

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