Se questo è l’uomo. Dopo Berlino, Kreatur di Sasha Waltz a RomaEuropa Festival

Il 15 giugno 2017 siamo state a Berlino per la prima assoluta di Kreatur, nuova produzione della coreografa tedesca 54enne Sasha Waltz a pochi mesi dal 25° anniversario del suo ensemble. Un lavoro che si addentra vertiginosamente nelle contraddizioni umane con il tipico linguaggio compositivo di una Waltz prima maniera, cruda e visionaria, e che dal 20 al 23 settembre sarà in prima italiana al Teatro Argentina per RomaEuropa Festival.

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© Sasha Waltz & Guests

Quadro I
Ovuli, embrioni, nuclei molecolari, ospitano corpi in gestazione illuminati da una striscia luminosa che albeggia alle loro spalle. Lo spazio amniotico piano si popola di corpi nudi sotto un cumulo di rafia: un costume organico li protegge e li ospita. Pulsano, si incontrano, si inseguono. Entrano l’uno nel costume dell’altro. Cercano un contatto, vogliono conoscere, entrare e uscire dalle vite degli altri. Uno specchio deformante li avvolge e li contiene. Materia primordiale sotto naftalina, che regala effetti di sdoppiamento e sfocatura.

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©Ute Zscharnt

Quadro II
Vestiti con brandelli di stoffa nera, i corpi sintetici avanzano insieme. Il ritmo incalzante sostiene i loro movimenti incerti e a scatti. Come soldati si ammucchiano su una scala, scialuppa di salvezza: si scavalcano, si atterranno, si guardano le spalle. Un’atmosfera pessimistica avvolge il loro compulsivo aiutarsi e ostacolarsi. Lo spazio vitale sembra essere assente, come l’equilibrio mentale di questi esseri elettrici, confusi e irrequieti.

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© Sasha Waltz & Guests

Quadro III
La paura e la mancanza di fiducia. Una canzone cita “My heart is empty, but the songs I sing are filled with love for you”. Un corpo emarginato, in tuta nera e lucida, piena di lunghe spine, danza l’angoscia davanti a un popolo asettico, danza il male dell’indifferenza e dell’isolamento. La danza araba di Tchaikovsky in chiave elettronica accompagna il tramutarsi della sofferenza in violenza, in abuso, in sterminio. Profusioni d’amore di sesso indistinto tollerano ogni genere di perversione, dominio del corpo e della mente.
Je t’aime. Moi non plus”.

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Dopo oltre dieci anni Sasha Waltz riabbraccia il suo originale vocabolario coreografico con Kreatur, un lavoro per 14 eccellenti danzatori. Il suo è uno sguardo critico sull’evoluzione umana e sul mondo attuale i cui punti interrogativi si concentrano sull’uomo e sul distopico futuro che va costruendo: cosa siamo noi oggi e cosa possiamo diventare, come singoli e come gruppo in cerca di un posto in questo mondo contraddittorio? Quel che si evince in Kreatur è la sua sfiducia nei movimenti antieuropeisti, ritratto di una società in crisi incapace di gestire il potere, in lotta con se stessa e gremita di frontiere geografiche, sociopolitiche e culturali in cui dilagano terrore e mancanza di coraggio e di iniziativa. L’amore diventa un riflesso, un appiglio, un  effetto placebo di stampo erotico.

Kreatur-Sasha-Waltz-0315-640x960Superflua forse la presenza della voce che calca sulle situazioni di conflitto già abbastanza masticate dalle pesanti cadute e attimi di violenza esasperati ed eccessivamente ripetuti, durante il corso della lunga opera.

Impeccabile invece la scelta dei “costumi somatici” curati dall’artista-stilista Iris van Herpen, già da qualche anno coinvolta nel mondo della danza proprio per i suoi abiti surreali così apparentemente semplici nella produzione ma incredibilmente efficaci per plasticità e carica performativa. Da citare anche le scelte musicali, in collaborazione con i newyorkesi Soundwalk Collective, di cui continua a frullare in testa all’uscita dall’ex fabbrica Radialsystem V e tra le vie di Berlino la frase sussurrata da una cupa Patty Smith La vie est fantastique, pourquoi tu te la complique

Alice Murtas


15 giugno 2017, Performing Arts Festival
Radialsystem V (Berlino)

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