T*Danse – Daily, diario di un festival

DOMENICA 15 OTTOBRE
Ecco i nomi dei vincitori e segnalati del contest Instagram dei ragazzi del II liceo artistico di Aosta che hanno partecipato al progetto #comunicadanza:

MIGLIOR POST CON FOTO: Michela Cane e Viola Monteverdi (II B)Schermata 2017-10-28 alle 03.13.35 

MIGIOR POST CON VIDEO: Filippo Maria Pontiggia (II C)

Day 3 Non ho capito bene! #comunicadanza @tdanse_festival #suitestipossiamomigliorare cit. @fattiditeatro

Un post condiviso da Filippo Maria Pontiggia (@filippomariapontiggia) in data:

 

 

POST CON PIÙ LIKE: Lorenzo Pardini (II C)Schermata 2017-10-28 alle 03.20.12

Segnalazioni:
Chiara Gianotti (II B) https://www.instagram.com/p/BaLY702gnfX/
Meriem Ghodhbani (II A) https://www.instagram.com/p/BaJ7enkB0sY/
Erika Carchidi (II C) https://www.instagram.com/p/BaMZrhrnAfD/
Gabriele Ferriani (II B) https://www.instagram.com/p/BaO0RHnH0lz/
Giulia Zanin e Margot Burzi (II B) https://www.instagram.com/p/BaLvx4pBzia/

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SABATO 14 OTTOBRE
Avanziamo verso la fine del festival e le parole che dopo questa serata ci portiamo dietro sono fiducia, curiosità e limite. Tre, come i lavori solidi che hanno riempito questa giornata di spettacoli.
The whistle del giovane irlandese Darragh McLoughlin colpisce per la semplicità sfidando il primato di presenza della tecnologia all’interno del festival con una performance il cui montaggio nasce dallo straniamento dello spettatore, portato ad aprire e chiudere gli occhi al comando di un fischietto. Un gioco di fiducia e imprevedibilità. Segue la coppia Iaconesi/Persico che insieme a Francesca Fini presentano la performance Bodyquake sulla condizione epilettica: un terremoto del corpo scomposto, campionato e rielaborato nel suono, nella proiezione di immagini di e su un corpo nudo, fragile e frammentato, e al contempo nella percezione sensoriale che sfama la curiosità del pubblico di sentire sulla propria pelle le sensazioni di una simulazione di attacco epilettico. Poco più tardi, “andiamo in giro la notte e siamo consumati da fuoco”. Non noi, ma i danzatori della compagnia Aldes di Roberto Castello, con la straordinaria coreografia dai toni quasi espressionisti, pulsante e cupa, e dal titolo palindromo In girum imus nocte et concumimur igniun lavoro che porta allo sfinimento i danzatori, giunti “già stanchi” sul palco, che intraprendono insieme al pubblico un frammentario e ipnotico viaggio nella notte, nella parte buia della vita umana che si consuma con fatica, con compulsivi tic e frenesia in un dormiveglia grottesco.

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VENERDì 13 OTTOBRE
Un rapido giro nel cuore della città e il tran tran quotidiano è nuovamente percosso dalle novità che il festival sta portando in questi giorni ad Aosta. Siamo stati in orario scolastico al Liceo Artistico, dove un gruppo di intraprendenti e famelici studenti si sta nutrendo da qualche giorno di arte performativa e impara a comunicarla attraverso i social media grazie al workshop di storytelling coordinato da Simone Pacini con un bombardamento di hashtag e immagini. E sempre di immagine si è parlato alla Cittadella dei Giovani durante la masterclass con l’irlandese Darragh McLoughlin, che vedremo in scena sabato alle 20: uno studio sul perimetro stilistico con cui delimitare il proprio punto di vista nella composizione coreografica e registica lasciando enorme spazio all’elemento “disturbante” dell’imprevisto e reinterpretandolo come efficace fattore di evoluzione e mantenimento dell’attenzione. Di stampo labaniano invece la masterclass di Roberto Castello, durante cui brevi sequenze basate su elementi geometrici come il cerchio e la spirale fungono da sinuoso pretesto per concentrarsi sulla fluidità del movimento e su uno sviluppo della sensibilità nell’appoggio del peso, conclusasi poi con un lavoro sulla relazione tra corpo e suono attraverso un’esteriorizzazione del ritmo e del contrappunto vocale, quasi jazzistico, che coinvolge necessariamente la struttura fisica del performer. E se secondo la poetica di Castello corpi diversi possono arrivare a una stessa dinamica avendo un obiettivo comune, con Display di Davide Calvaresi (collettivo 7-8 chili) sono i dispositivi differenti, organici e virtuali, a lavorare insieme sulla deformazione sinestetica dell’immagine, capace al contempo di alienare e illuminare. Mucche dal muso umano, Playboy Bunny dalle gambe virili, il perfomer si nasconde dietro proiezioni che trasformano sezioni del suo corpo in opere di collage ed evidenzia attraverso questo meccanismo ludico e divertente la necessità che l’uomo ha di giocare con le possibilità di relazione con il mondo virtuale e sintetico.

Deformato anche il corpo di Francesca Fini nella sua performance Fair and Lost in cui il corpo singhiozzante sottoposto a elettrostimolazione cerca di portare avanti in maniera snervante e reiterata atti imposti dal condizionamento sociale del contemporaneo, come la morbosa cura estetica da tutorial o il gusto per la cucina giapponese, trasformandosi in un’azione grottesca e sofferta. Chiude questa seconda serata di spettacoli una straordinaria Mariella Celia con un viaggio in modalità aerea, nebuloso e divertente, un sogno a occhi aperti intitolato Sleep Elevation. Chiusa nella sua stanzetta, una giovane donna ingenua e social-network dipendente gioca a vestire identità femminili tanto diverse tra loro quanto da lei, colte dai miti cinematografici da Mia Wallace (Pulp Fiction) a Blanche DuBois (Un tram che si chiama desiderio), consentendole di relazionarsi a modo suo a un mondo, quello sentimentale, frenetico e reale, che la confonde sempre di più facendole preferire un’immaginifica realtà illusoria da lei montata a un potenziale Umberto Pennazzuto (Risate di gioia), un forse reale amore pretendente che la invita uscire dall’altro capo del telefono.

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Mariella Celia / Sleep Elevation


GIOVEDì 12 OTTOBRE

Sbalzi termici, profumo di camini, caotico vociferare babilonico. Tra una sosta al sole di mezzogiorno e l’ultimo bicchiere del dopocena, alla Cittadella dei Giovani di Aosta è un continuo susseguirsi di appuntamenti, di sigarette spente in corsa e brindisi alla danza.

La giornata di giovedì si è aperta con lo spettacolo PopUp Garden dei pratesi Compagnia TPO, una performance che mescola il mondo virtuale a quello vegetale con un intenso coinvolgimento di un pubblico di piccolissimi attraverso la danza e l’interazione con immagini proiettate dall’alto grazie a un software di rilevamento dei movimenti. Uno spuntino al volo e Davide Calvaresi insieme a Giulia Capriotti del collettivo 7-8 chili ci aspettano nella sala specchi per una masterclass introduttiva alla loro performance che vedremo venerdì sera. Abbiamo preso parte al laboratorio di danza e video: un warm-up per gli occhi, è forse meglio dire, che con la giusta dose di studio dello spazio, memorizzazione e relazione con tutto ciò che è visivamente componibile si è trasformato in una produzione di brevissimi frammenti video da parte di mini troupe di videomaker. I partecipanti si sono divertiti a indossare i panni di regista, operatore di “smartphone-camera” e performer confrontandosi sulle difficoltà di inquadratura e sulle possibilità stilistiche di un piano sequenza applicato al movimento. Ci fermiamo in Sala Expo dove la coppia Persico/Iaconesi (Progetto Ultracorpi) ci racconta in una conferenza-performance come nasce La Cura, la loro tanto bizzarra quanto efficace impresa di trasformare la concezione di malattia, e nello specifico di cancro al cervello, in una performance globale e partecipativa.

Poi gli spettacoli: Nefss… del quartetto maschile francese DStreet che con un tocco di spettacolarità e contaminazione musicale ha mescolato hip-hop, vogueing, popping e break dance alla danza contemporanea, cui ha seguito un più drammaticamente denso Three days of snow del trio polacco Living Space Theatre capitanato da una giovanissima danzatrice e coreografa Anna Mikula. Frame caleidoscopici e visionari hanno invece caratterizzato le performance di Francesca Fini e del duo Andrea Carlotto e Daniele Iacomini che ha chiuso la giornata con un vibrante live concert e digital art per una stimolazione sensoriale che ci accompagnerà durante tutto il festival.

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Un momento di osservazione di opere di videodanza durante la masterclass con Davide Calvaresi
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