Marta’s Adventures in London

Polo culturale proteiforme e passaggio obbligatorio per artisti di ogni risma, Londra si conferma come una capitale spumeggiante, ricca di offerte per tutti i tipi di pubblico. Per gli amanti del teatro, in particolare, la città presenta spettacoli di ogni genere: il musical, in uno degli innumerevoli theatre hall di Soho, come An American in Paris al Dominion Theatre o Kinky Boots, presso l’Adelphi Theatre; la commedia Shakesperiana al Globe, dove il 15 ottobre si sono concluse le repliche con Much Ado about Nothing; la performance, come ad esempio V-A-C Live: Tunguska Event, di Vadim Zakharov, presentato alla Whitechapel Gallery; la danza. E da brava affiliata di Tersicore, proprio di danza mi appresto a parlare, raccontandovi di tre spettacoli a cui ho assistito questo mese in diversi luoghi della città.

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Trois Grandes Fugues, Maguy Marin, ph. Stofleth

Partiamo da The Place, a due passi dalla British Library: non solo un teatro, ma un centro di creazione, produzione e diffusione della danza, sede della London Contemporary Dance School e della Richard Alston Dance Company; offre anche corsi di danza per adulti, nonché workshop e incontri con gli artisti. Fra le iniziative internazionali a cui aderisce troviamo Pivot Dance, progetto condotto assieme a Operaestate Festival (Bassano del Grappa, Italia) e Dutch Dance Days Festival (Maastricht, Paesi Bassi). La prima serata a esso dedicata, mercoledì 11 ottobre, ha visto in scena i lavori di Elena Giannotti, Floating House e Joseph Toonga, Daughter daughter, before I met you.

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Trois Grandes Fugues, Lucinda Childs, ph. Stofleth

Un uomo con un vestito da donna, rosso sbiadito, osserva entrare il pubblico. Poco dietro, sulla destra, una lavagna bianca con pennarelli e tre palline da tennis. È Floating House: un performer parla, confida agli spettatori i suoi pensieri sulla matematica, espressi attraverso operazioni scritte a caratteri sghembi sulla lavagna. L’origine del numero zero, il significato della radice quadrata, l’entità dei numeri negativi intrattengono (o annoiano?) il pubblico, che ha la possibilità di intervenire in ogni momento. La seconda parte della pièce è condotta da un danzatore in penombra, i cui movimenti naturali, quotidiani, diventano progressivamente più liberi e danzanti. La connessione fra le due metà rimane oscura, il “sogno” come elemento comune, menzionato nell’introduzione, resta misterioso.

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Trois Grandes Fugues, ATdK, ph. Stofleth

Di tutt’altra natura è Daughter Daughter, before I met you, ispirato e dedicato alla figlia del coreografo. In una suggestiva atmosfera data dal fumo permanente e dalle luci soffuse, vediamo la vicenda di un giovane uomo dal momento della scoperta della paternità all’evolversi di questa esperienza negli anni. Sul palcoscenico insieme a lui ci sono due danzatrici, figlia 1 e figlia 2, e giocattoli per bambini: una piccola carrozzina, un orsacchiotto di peluche. Il vocabolario usato da Toonga nel tessere le relazioni tra i personaggi è fatto di incisive battute recitate, ampi respiri, di gesti o passi eloquenti, ripetuti, che parlano all’animo. Spesso le mani vanno al cuore, un dito va al cervello, le gambe scappano dalla parte opposta quando si vuole evitare una situazione. Le sequenze all’unisono e gli abbracci descrivono affetto ed equilibrio ritrovati. Un lavoro autobiografico toccante e denso di emozioni.

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Christopher Wheeldon, ©ROH, Johan Persson

 

Spostandosi nello storico teatro di Sadler’s Wells il 19 ottobre si è invece potuto assistere a Trois Grand Fugues, serata tripartita con le pièces di Lucinda Childs, Anne Teresa de Keersmaeker e Maguy Marin, coreografati sulla Die Grosse Fuge, Op. 133 di Beethoven, per la compagnia dell’Opéra de Lyon. Giovinezza, felicità, diversità, rivelazione, musicalità, ripetizione sono alcune delle parole chiave lanciate dal pubblico all’incontro-confronto dopo lo spettacolo. Anche se i pezzi sono presentati in ordine cronologico inverso, la struttura prevede per molti aspetti una evoluzione. Evoluzione cromatica: dal grigio chiaro del primo pezzo, al bianco e nero del secondo, al caldo rosso del terzo. Evoluzione rispetto alla demarcazione di genere: dalle sei coppie maschio e femmina ma alquanto androgine della Childs, ai sei uomini e due donne tutti vestiti uguali della De Keersmaeker, alle quattro danzatrici della Marin. Evoluzione in merito all’umanità: il lavoro neoclassico, super geometrico, perfettamente simmetrico ma un po’ freddo della coreografa americana lascia il posto al pezzo più intenso, a tratti ironico a tratti faticoso, che lascia intravedere una relazione fra i performer dell’artista belga; l’autrice francese porta invece in scena quattro donne, che danzano senza stendere le punte, ingobbite, a volte goffe, con la faccia spesso nascosta dai capelli, autistiche eppure autentiche, con un dramma interiore da esternare, di cui il pubblico, osservandole, in parte si fa carico. Il rapporto del movimento con la musica è simbiotico in tutti i casi, nonostante la maniera differente in cui è gestito.

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In foto Laura Morera, C. Wheeldon, ©ROH, Bill Cooper

Passiamo infine alla sede del balletto inglese per eccellenza, la Royal Opera House, che oltre a una fitta programmazione dedicata a MacMillan per il 25esimo anniversario dalla morte (Kenneth MacMillan: a National Celebration), ha riproposto in cartellone Alice’s Adventures in Wonderland, ormai un classico nel repertorio della compagnia del Royal Ballet. Nella serata di lunedì 23 ottobre il balletto di Christopher Wheeldon è stato filmato e trasmesso nei cinema di tutto il mondo, con Lauren Cuthbertson, Federico Bonelli e Steven McRae fra i protagonisti. Nonostante qualche momento nel primo tempo, in cui la danza sembra esser messa in secondo piano rispetto al resto, il lavoro trionfa per gli spettacolari effetti scenici, le scenografie ricche di illusioni ottiche, gli ensemble coloratissimi e magistralmente eseguiti (il valzer dei fiori e l’ingresso delle carte da gioco, fra i tanti), i passi a due fra Alice e Jack, la musica incalzante. La regina di cuori, interpretata da Laura Morera, è stata anche regina degli applausi: eccellente attrice e ballerina dalla tecnica impeccabile, ha conquistato il pubblico nella wheeldoniana versione dell’adagio della rosa.

Proposte per tutti i gusti, difficile non trovare qualcosa di gradito.

Marta Buggio


Londra, The Place, 11 ottobre 2017
Londra, Sadles’s Wells, 19 ottobre 2017
Londra, Royal Opera House, 23 ottobre 2017

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