Jerome Bel con Cédric Andrieux. Da Parigi a Milano

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ph. Marco Caselli Nirmal

Si chiama Jerôme Bel, coreografo e regista classe 1964, vive a Parigi e lavora a livello internazionale con creazioni esposte in musei, video, performance e perché no anche coreografie. Si chiama invece Cédric Andrieux l’interprete dell’omonimo spettacolo visto lo scorso ottobre al Theatre de la Ville di Parigi, in occasione del Festival d’Automne. Danzatore del 1976. È proprio così che si presenta l’artista all’inizio dello spettacolo, parte di una serie ideata da Jérôme Bel nel 2004 che lo ha visto collaborare con alcuni dei più grandi danzatori, tra cui Véronique Doisneau, Pichet Klunchun e Lutz Förster. Trasmesse attraverso la parola e il corpo, le loro esperienze raccontano percorsi diversi, osservati da un punto di vista bizzarro.

In tuta da prove e calzini, l’interprete inizia a raccontarsi, piccolo su un palco spoglio, vero, come la storia che cattura già dalle sue prime parole. Ci racconta la sua passione svelandone anche i suoi lati negativi, scava nel passato senza malinconia, anzi, con una sottile ironia riesce a farci ridere delle frustrazioni subite e difficoltà superate. La frustrazione di essere la terza riserva, dove per poter andare in scena doveva sperare in un infortunio di un suo collega. Le parole scorrono e il corpo le segue, ci mostra la parte in cui è dovuto stare venticinque minuti fermo in scena. Ma il corpo comincia a scaldarsi, assistiamo a un’ipotetica lezione di riscaldamento della Compagnia Merce Cunningham: bounce, contrazioni del busto, pliè ripetuti fino allo sfinimento, il tutto tenendo il tempo con la bocca.

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ph. Marco Caselli Nirmal

Cédric adesso indossa una tutina rossa aderente, con tanto di sospensorio mostrato al pubblico (come per dire: pure questo mi è toccato!), mettendo in scena un pezzo di repertorio Cunningham da lui eseguito in passato. La danza comincia a smuovere il velo drammaturgico che prima la oscurava, il ballerino si vede come tale. Il flashback finisce, passando al Ballett de l’Opéra de Lyon. Per qualche istante si sente solo la sua voce, mentre si mette i jeans, parla, parla e ancora parla racconta dell’esperienza molto interessante in The show must go on dello stesso Jérôme Bel e poi con un cenno in regia fa partire la musica: i Police. Non entrava subito, ci dice. Finalmente fa il suo ingresso in proscenio, dove resterà fermo per tutto il brano che nel frattempo noi canticchiamo tenendo il tempo. Ironizza: «Alla fine erano tutti molto contenti, mi strinsero addirittura la mano!».

È stata un’impresa ardua scegliere solo alcune scene tra tutte quelle di Cédric Andrieux, ci ho provato ma l’unica cosa che posso consigliare è di correre alla Triennale di Milano dal 9 all’11 febbraio, per vedere con i vostri occhi un performer tenace quanto vulnerabile e un coreografo come Jérôme Bel che, con il ready made, permette ai suoi lavori di continuare a esistere senza di lui, superando il concetto di effimero, portando gli interpreti stessi a essere co-autori delle sue creazioni attraverso una ricerca che vuole democratizzare la danza.

Camilla Guarino


Theatre de la Ville, Parigi, 22 Ottobre 2017

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