R. OSA. Tutto quello che avreste voluto sapere sulla danza (ma non avete mai osato chiedere)

Comicità e danza possono unirsi. Sembra incredibile, ma è ciò che dimostra R. OSA 10 esercizi per nuovi virtuosismi di Silvia Gribaudi che vede in scena Claudia Marsicano, Premio Ubu 2017 come miglior artista emergente under 35, già presentato a Bologna durante l’ultima edizione del Festival Gender Bender e tornato in provincia grazie alla stagione teatrale Agorà ideata e curata da Elena Di Gioia.
R.OSA pare un lavoro leggero, di intrattenimento, una comedy che allo stesso tempo vuole nascondere e sciorinare tematiche importanti. Quasi un cabaret in cui convergono perfettamente movimento, parola e canto. Non a caso il lavoro nasce dal connubio di una coreografa e una performer di 26 anni che proviene dal teatro, arricchito da un’ironia, una delicatezza e un’umanità che ricorda velatamente il teatro-danza bauschiano.
La danza della Gribaudi, vincitrice del premio pubblico e giuria GD’A Veneto 2009 e selezionata nel 2010 in Aerowaves Dance Across Europe, parte dalla carne stessa, dalla precarietà dei tessuti adiposi, da involontari movimenti accentuati da una semplice camminata, da ogni tipo di azione quotidiana, dallo stare al mondo. Concetto sperimentato e concretizzato con incredibile ironia in A corpo libero, in cui viene messa in scena la naturale danza dei tessuti della pelle, dei muscoli ormai arresi alla forza di gravità.

La coreografa inizia a unire i punti della sua ricerca, una ricerca che parte proprio dal corpo femminile, dal corpo boteriano, morbido, grande, caduco (frequentatissimi i suoi workshop in cui si diverte a indagare e giocare anche con donne over 60, come è successo nella scorsa stagione di Agorà). Lo spettacolo prende spunto dalla realtà stessa e usa espedienti teatrali e coreutici per enfatizzare questa dimensione. Nella sfera magica del teatro, la performance resta attaccata alla realtà biologica e fisiologica. Ed è per questo che R.OSA piace a tutti, anche a quelli che la danza “non la capiscono”.
Ma ciò che credo fermamente, avendolo vissuto in prima persona durante una masterclass interna al nostro progetto BlauLab, è che la coreografa riesce a cogliere le peculiarità intrise nel corpo dei soggetti con cui lavora. E se questo passaggio avviene tra Silvia Gribaudi e Claudia Marsicano, due personalità artistiche forti, appartenenti a generazioni distanti ma legate da un’intelligente autoironia che esplode in comicità, il risultato non può che essere travolgente.

rosa_Silvia Gribaudi_Laila Pozzo
ph Laila Pozzo

Così la giovane performer napoletana, che sul palco parla un perfetto americano, diventa la maschera di se stessa. Non ci sono pomposi tutù, ma un elegante body turchese e un sobrio due-pezzi nero, non ci sono muscolature longilinee e scolpite ma c’è il corpo, un corpo valorizzato e rappresentato per quello che è: il corpo reale di Claudia, protagonista, punto focale della performance, un corpo tanto voluminoso quanto leggiadro, musicale, che riesce, paradossalmente, ad adattarsi alle linee perfette della danza classica e che mostra il processo di traduzione che trasforma la parola in movimento giocando con tre termini. Rombo, opuscolo, forchetta diventano un canovaccio su cui imbastire brevi frasi coreografiche.
Non ci si crogiola in intellettualismi, in leziosità, in edulcorate lezioni di vita, non c’è l’alone serioso tipico della danza contemporanea, ma si ride e di gusto, ci si diverte, si balla emulando la protagonista che si scatena come un’istruttrice di aerobica o come l’animatrice di un villaggio vacanze che coinvolge il pubblico, facendo persino alzare e ballare la platea e i palchetti del Teatro Comunale Alice Zeppilli di Pieve di Cento.

L’apice, che è bene sapere rimarrà in testa fino al giorno dopo, arriva con la danza facciale della performer: un’indimenticabile esibizione in cui il viso di Claudia si deforma sulle note di Toxic di Britney Spears. Tornerete a casa, vi guarderete allo specchio e, sì, comincerete a muovere ritmicamente la mascella e i vostri zigomi faticheranno a stare fermi. Nella performance si delinea la lotta continua tra perfezione e imperfezione, sottolineata anche dalle scelte musicali che vanno dal pop alla musica perfetta di Bach. Un gioco paritetico tra corpo, movimento, voce, parola, colonna sonora. Un elogio, dunque, dei corpi, del bello dei corpi, il bello che sta nella consapevolezza dei propri limiti, nel saperli sfruttare facendoli diventare nuovi punti di forza.

R. OSA, quindi, OSA, “svecchia” la danza, la fa rinascere, le dà nuova forma, un nuovo e rigenerante registro comico. Una danza che si rende più umana, palpabile, percepibile, concreta, diminuendo la distanza col pubblico, quella distanza che da sempre perplime lo spettatore attanagliato dalla frustrazione di non essere in grado di cogliere l’arte coreutica.
Lo spettacolo permette finalmente di “entrare”, di comprendere, facilmente il linguaggio del corpo che, in questo caso, vuole sfatare le leggi della danza classica e l’immagine mercificata dei media. Il corpo in scena è un corpo che accomuna tutti, che appartiene all’individuo, eppure così effimero da risultare inaccessibile. E, dunque, è proprio qui che nasce il paradosso: R.OSA è tutto quello che avreste voluto sapere sulla danza (ma non avete mai “osato” chiedere).

 

Alessandra Corsini

Qui le prossime date

Teatro Comunale Alice Zeppilli, Pieve di Cento (BO), Agorà, 10 marzo 2018

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