Prima lettera blaubartiana. Diario di bordo di Dance on the road

Se tornassi indietro di un anno penso che non avrei mai potuto immaginare quello che siamo riuscite a costruire fino a ora. Tutto è ancora piccolo rispetto agli obiettivi, ma i nostri punti di partenza stanno tracciando dei sentieri che tentiamo di attraversare senza farci divorare dalla paura. Un modo semplice per dire che nulla riesce a fermarci quando ci mettiamo in testa di cominciare un progetto sulla danza, nonostante gli innumerevoli errori, nonostante le innumerevoli difficoltà. Ovviamente alcune cose sono andate male, altre bene, alti e bassi di due anni di lavoro come associazione culturale.

Tra le iniziative di cui andiamo fiere c’è Dance on the road, un progetto nato dalle continue e pedanti richieste della nostra amministratrice Cristina Tacconi, che non vedeva l’ora di dilaniarsi dall’emozione guardando i suoi coreografi e performer preferiti in città limitrofe a Bologna (speriamo di arrivare anche fuori l’Emilia Romagna!). Un’iniziativa, dunque, che parte dalla necessità di fruire spettacoli difficilmente raggiungibili, ora per l’assenza di mezzi di trasporto pubblici ora per mancanza di mezzi propri con cui spostarsi, e che ha mobilitato in media 25/30 partecipanti a spettacolo. Tutto condito da prezzi agevolati per coloro che sposano il progetto e viaggiano con noi da una città all’altra in nome di Tersicore.

Un percorso iniziato con Les Memoires d’un seigneur di Oliver Dubois (8 giugno 2017), in collaborazione con il Ravenna Festival, e altalenante tra picchi di felicità e inconciliabili difficoltà. Perché dire che aprire un’associazione culturale no profit non basta a sovrastare il magma burocratico: è verissimo. La felicità per i buoni risultati riscontrati dai blaubartiani che hanno deciso di mobilitarsi con noi veniva spezzata dagli ostacoli imprevisti, dalle cartacce (spesso inutili) che abbiamo dovuto compilare e propinare, dagli escamotage da cercare spasmodicamente in statuti e registri, dalle mirabolanti e grottesche battaglie contro la partiva iva. Tutto questo per fare cosa? Dimostrare semplicemente come “un’azione di divulgazione e audience development” fosse effettivamente e palesemente “un’azione di divulgazione della danza e audience development” (e sì, è lapalissiano il taglio ironico di quest’ultima frase). Passaggi, perdite di tempo, corse e rincorse che voi umani potete solo lontanamente immaginare. Ovviamente la battaglia burocratica l’abbiamo persa. Dance on the Road si è sviluppato in altri due appuntamenti – Seydou Boro il 24 novembre 2017 e Angelin Preljocaj 15 febbraio 2017 – in collaborazione con il Teatro Comunale di Ferrara, continua a crescere e a ricevere richieste… Non può più essere un progetto pilota e per proseguirlo ci tocca aprire la partita iva. Nonostante tutto, siamo felici, quindi non fateci pentire di aver scommesso su questa iniziativa!

Alla luce di tutte le esperienze dell’ultimo anno i nostri motti principali sono diventati due: “Non è l’erba, ma è la Sfiga a non morire mai” e “Il Lupo Cattivo dietro ai cespugli è solo un dettaglio”. Insomma, vi chiediamo espressamente di partecipare perché noi ce la stiamo mettendo tutta per continuare a sviluppare questo progetto. Ma non ve lo chiediamo solo perché ci cimentiamo nell’organizzazione e nella riuscita dell’iniziativa. Ve lo chiediamo, perché scegliere di andare a teatro è un atto di amore verso se stessi e far chiudere i battenti a Dance on the road significa togliere ancora una volta una possibilità alla cultura, al teatro, alla danza. Senza cadere troppo nel luogo comune, bisogna ammettere che una società priva di blaubartiani sarebbe una società profondamente triste. Scherzo, ovviamente scherzo! Cerco solo di raccontare sdrammatizzando la mia, la nostra, esperienza.

Qualche giorno fa ho discusso animatamente con una redattrice che si lamentava dei guadagni striminziti e in alcuni casi nulli di un giornalista/operatore culturale. Polemica veritiera che mi affannavo a confutare e a contestare allo stesso tempo. A un certo punto ci siamo chieste: “Perché lo fai? Perché lo facciamo?”. Una domanda scontata ma che ogni tanto dimentico di pormi. Quando si entra in determinati meccanismi si dimentica inevitabilmente. Un lavoro o, meglio, una specie di missione attanagliata dai soliti interrogativi, dal solito prezzo da pagare quando si sceglie di entrare nel settore culturale. Ma questo è un altro discorso. Ciò su cui voglio fermarmi, prima di terminare la mia divagante divagazione, è che “lo facciamo” per passione, per la comunità, per l’individuo, per noi stessi. Detto francamente credo che annientare la cultura e la sua divulgazione è una possibilità che non dovrebbe neanche essere contemplata, pensata. Ed è vero non si può vivere di “aria” così come non si può vivere senza la cultura, il teatro e la danza.

Ordunque, siateci, dovunque, in tutti i teatri, in tutti i luoghi, in tutti i mari. E soprattutto per Dance on the road, siateci, non solo per osannare la vostra compagnia preferita, per la danza stessa, per noi e/o la nostra stilosissima barba, ma per fare un regalo alla comunità e a voi stessi.

Prossimamente nuove date e nuovi BlauBus: #staytuned!

Con tanto amore irsuto,

Corz

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