Tre domande a Jérôme Bel: Gala al Find Festival

La danza come innamoramento e atto democratico. Gala di Jérôme Bel arriva sul palco del Conservatorio di Cagliari grazie all’entusiastico impegno dei venti partecipanti, tra danzatori e cittadini, che si esibiranno questa sera, venerdì 2 novembre all’interno della 36° edizione di FIND Festival. In questa occasione abbiamo posto all’artista francese tre curiosità sulla struttura dello spettacolo, sul lavoro con i non professionisti e sul concetto di giudizio.

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Jérôme Bel (ph. Herman Sorgeloos)

Bel, nome celebre della nouvelle danse francese fin dagli anni ’90 dalla verve geniale e irriverente, offre con Gala un’ultima elaborazione, dopo la serie dedicata alle autobiografie di étoile come Véronique Doisneau o Cédric Andrieux, o ancora lo spettacolo con attori professionisti con disabilità di natura mentale e sindrome di Down Disable Theater, del concetto di destrutturazione dei dogmi della danza e delle tendenze con cui oggi critica, giornalismo e studi di settore vi si approcciano.

Alla base di tutto vi è l’incontro: il piacere della creazione di un’opera d’arte collettiva che nasca dalle capacità e attitudini proprie e degli altri, e che con gli altri si scoprono sempre diverse e si arricchiscono. Lo spettacolo ci mostra infatti un campionario di personalità dai più disparati backgroud e colori, un frenetico atlante di energie esibito da una micro collettività che ci regala il senso del piacere di ballare per esprimere se stessi e la gioia d’essere. Si susseguono, come ci dice lo stesso Bel, «come nel saggio di fine anno di una scuola di danza, quando gli allievi possono ballare sul palco. Generalmente, questo tipo di performance è composta da diversi brani, un genere di struttura cui ero particolarmente interessato».

Se nei precedenti lavori, specialmente con professionisti, emerge l’idea di un corpo come spazio museale in cui le coreografie e la gestualità quotidiana si sedimentano e continuano a vivere, «in Gala accade esattamente l’opposto. La danza non è precedentemente incorporata nella memoria fisica dei partecipanti, ma è visivamente in processo. Gli amatori imparano la danza sul momento».

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Gala (ph. Josefina Tommasi)

A differenza del corpo del danzatore che -come Jérôme stesso afferma- appare ormai spento dalla professionalità e dallo snervante raggiungimento della perfezione non solo ormai nel Balletto ma anche nella contemporaneità della danza, l’amatore come etimologicamente cita il termine stesso emana salendo sul palco una forte emotività e un’approccio differente che brilla di elettricità. L’impegno del non professionista, la sua attrazione per lo spettacolo, la spontaneità e la conseguente paura del fallimento e del giudizio sul proprio talento, ma anche il divertimento che da questo può nascere, sono punto fondamentale di Gala, già ampiamente analizzato nella pubblicazione scritta a quattro mani con Boris Charmatz Emails 2009-2010: Bel aggiunge infatti che «in Gala la questione del giudizio è assolutamente centrale. Esiste ancora chi decide quale sia una danza fatta per bene, una danza meravigliosa. Tutti questi giudizi sono creati dal potere e a me interessa proprio la distruzione del potere, l’abbattimento del potere nella danza, quel potere di coloro che sanno e che decidono chi può e chi non può. Gala è un lavoro contro il potere dell’accademismo del sistema, composto da coreografi, danzatori, critici e curatori».

 

La redazione

Vedi il programma di Find Festival

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