Per scoprire l’invisibile. Note su ‘Inverno’ di Fabrizio Favale

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Inverno, Fabrizio Favale – Le Supplici, ph. Paolo Cortesi

Per scoprire l’invisibile. Note su ‘Inverno’ di Fabrizio Favale

Recommended Soundtrack: Alex Somers, Out There

Appaiono dalle dune di sabbia, pian piano risalgono il pendio scoprendosi un po’ alla volta. Intorno i macchinari dell’impianto di Concave di Castel Maggiore (BO), aperto eccezionalmente al pubblico per l’occasione, si acquietano nella luce tenue del Solstizio d’Inverno. Guardiamo da lontano i corpi della compagnia di Fabrizio Favale, Le Supplici. Guardiamo quelle apparizioni sulle dune di sabbia di un paesaggio che profuma di Islanda, arrugginito da giganti attrezzature, e avvolte dall’immensità della natura: si muovono lentamente tra le ferrosità di una sfaldatrice, si confondono con i nastri trasportatori che da lontano sembrano intersecarsi nel cielo, tra loro, con le nuvole, con la scia di un aereo, con il rosa del tramonto. Sembra l’Islanda, sì, così com’è: un panorama collinare attraversato dai resti di neve semisciolta. Ma siamo nella provincia di Bologna, immersi in una performance esperenziale, itinerante, tra la natura e la città, tra l’umano e l’animale, nel progetto speciale ideato con Elena Di Gioia, direttrice artistica della stagione teatrale Agorà che alla sua terza edizione ospita il nuovo lavoro della compagnia. Le stagioni invisibili – ciclo coreografico infinito, dopo Autunno, arriva alla sua seconda tappa, Inverno, (la terza, Primavera, il 24 marzo 2019, ore 16, Pioppeto, Pieve di Cento, BO), continuando a omaggiare la poeticità immaginifica di Ermanno Olmi, la terra, la natura, la ciclicità quotidiana e imprevedibile della vita, uscendo completamente dai consueti schemi teatrali. Il pubblico è spettatore e attore, la scatola scenica diventa paesaggio: una sfida per chi guarda e per chi danza. Un rito pagano in cui il percorso non è solo una via da seguire ma un viaggio nell’uomo, un viaggio che cerca qualcosa di recondito, antico, difficile da svelare.

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Inverno, Fabrizio Favale – Le Supplici, ph. Paolo Cortesi

Gli 11 danzatori, inizialmente in tuta bianca, compaiono e scompaiono dalle dune, si lasciano accompagnare dalla delicatezza elettronica di Alex Somers, non a caso musicista proveniente proprio dalla rinomata Terra del ghiaccio e del fuoco. Pare tutto rallentato, come se il tempo si fosse fermato nella foschia tipica della bassa bolognese, fermo come il sole in quello che si presenta come il dì più breve dell’anno – dal lat. solstitium, comp. di sol «sole» e tema di stare «fermare, fermarsi».
Equilibri e visioni lontane che si avvicinano quando ci accingiamo verso l’impianto proseguendo tra i grandi macchinari, come travolti in uno strano sogno, primordiale, arcaico, che nel suo succedersi ci fa incontrare figure incappucciate, adornate da corna e pelli di animali, maschere ancestrali che si cercano, scappano, ci passano accanto, corrono, si avvinghiano fino a svanire ancora una volta.

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Inverno, Fabrizio Favale – Le Supplici, ph. Paolo Cortesi

Inverno sprigiona un fascino alienante, in cui le lontananze e gli avvicinamenti tra i vari soggetti coinvolti diventano fondamentali per l’immersione del pubblico in un percorso che diventa metafora, trama che intercetta tracce dalle tradizioni popolari secondo cui il Solstizio d’Inverno segna l’inizio di una stagione che nasconde, dentro di sé, i semi di rinascita della primavera.
Ma la performance site specific è anche un viaggio nel mito in cui ritrovare e ritornare, richiamando ancora una volta l’elemento della ciclicità, l’uomo stesso. Il pubblico guidato si avvicina sempre di più ai performer che silenziosamente si dividono in vari schemi coreografici. Accanto alle attrezzature Fabrizio Favale, la figura umana più simile a noi in jeans e giacca blu, si muove fluido contrastando l’imponenza rettilinea dell’impianto, quasi si scioglie nel movimento che esce dal corpo per poi tornare, come a scrutare l’ambiente circostante.

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Inverno, Fabrizio Favale – Le Supplici, ph. Paolo Cortesi

Le prospettive cambiano, prima lontani, poi vicini, ora guardiamo con la testa verso l’alto i danzatori, di nuovo in tuta, che come graffiti bidimensionali si muovono con braccia spezzate, geometriche, sul pendio di una duna. E mentre risalgono sulla cima noi li seguiamo ritrovandoci sullo stesso asse visivo. Le maschere ancestrali continuano a vagare, mentre altri perfomer sono animati da un rito collettivo in cui la danza si fa più spasmodica, liberatoria, personale. Tutti, danzatori e spettatori, sulla vetta della duna, quasi a toccare il cielo, affascinati da un paesaggio suggestivo, diventano parte di un tutto, di un viaggio che scende di nuovo alla terra. Un viaggio fatto di incontri inaspettati e che si conclude con un Icaro silenzioso che con le ali aperte sale l’ultimo pendio, pronto a lasciare questo labirinto alienante. Tremolante inciampa, si divincola dalla sabbia. Un risveglio? Un volo liberatorio che sa di terreno, già sperimentato nel 2012 con il cortometraggio per The valtari mystery film experiment della band islandese Sigur Rós.
Inverno si mostra come un ciclo che appunto continua, ritorna, nelle tappe di una ricerca che si sente legata al mondo agreste, alla natura, a qualcosa di primordiale, a una danza che sembra voglia tramontare e risorgere, come se precipitasse nell’oscurità per poi tornare a mostrarsi vitale, e che desidera scoprire cosa si cela dietro l’invisibile.

Alessandra Corsini



Inverno 
nell’ambito del progetto Le stagioni invisibili – ciclo coreografico infinito, Fabrizio Favale – Le Supplici, Concave di Castel Maggiore (BO), Agorà, 22 dicembre 2018



Le stagioni invisibili
ciclo coreografico infinito

Autunno / Inverno / Primavera / Estate

dal 13 ottobre 2018 al 19 maggio 2019
Area Metropolitana di Bologna

Progetto Speciale
Agorà e Compagnia Le Supplici
Danza e paesaggio

creazioni Fabrizio Favale
progetto dedicato a Ermanno Olmi
assistenza alla creazione Andrea Del Bianco
immagini First Rose
danzatori Daniele Bianco, Vincenzo Cappuccio, Giulio Germano Cervi, Martina Danieli, Andrea Del Bianco, Fabrizio Favale, Francesco Leone, Valentina Palmisano, Mirko Paparusso, Stefano Roveda, Filippo Scotti
per la compagnia cura del progetto Andrea A. La Bozzetta
una produzione KLM – Kinkaleri / Le Supplici / mk per Agorà con il sostegno di ATER
con il contributo di MiBAC e Regione Emilia-Romagna
nell’ambito di Progetto Le stagioni invisibili
progetto nato dal confronto tra Fabrizio Favale, Elena Di Gioia e Andrea A. La Bozzetta

Segui e scopri tutta la stagione di Agorà:

www.renogalliera.it/agora
www.associazioneliberty.it

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