A dress to die for: la danza firmata Karl Lagerfeld e Chanel

Lo piange il mondo del fashion, ma anche quello della danza.
Karl Lagerfeld si è spento martedì 19 febbraio a Parigi, a causa di un tumore al pancreas che ha tenuto segreto fino agli ultimi suoi giorni, portando via con sé anche il mistero che avvolge la sua data di nascita (alcune fonti ritengono sia nato nel 1933, lui stesso ha affermato nel ’35, altri ancora nel ’38). Il suo sguardo impenetrabile, celato dietro occhiali scuri, insieme alla chioma bianca e un teutonico savoir fair hanno fatto di lui un’icona d’eleganza e anticonformismo. Sì, perché a essere raffinato non è stato solo il suo contributo nella moda, ma il suo intero genio nutrito da una cultura eclettica e straordinaria, ritenendo l’esser colti e intelligenti l’unico vero lusso.

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Lagerfeld, che per 35 anni ha diretto il reame CHANEL di Rue Cambon – ma anche la casa Fendi italiana, ha dimostrato durante tutta la carriera un’indiscutibile capacità di rinnovare il passato senza mai disonorarlo. A testimoniarlo è il successo che riuscì a ottenere con l’eredità di Coco Chanel che al suo arrivo in atelier aveva toccato il declino. Un patrimonio culturale che porta i segni rivoluzionari della sua leggendaria fondatrice, cara alle incursioni artistiche anche nel mondo della danza. Coco fu infatti allieva di Christian Bérard, costumista di Balanchine, nonché amica, collaboratrice e benefattrice dei Balletti Russi di Diaghilev: celebri le sue creazioni per Le Train Bleu del ’24 di Nijinska e gli innumerevoli abiti da sera creati appositamente per danzatori e frequentatori del circuito-Diaghilev.

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Coco Chanel e il danzatore Serge Lifar, 1937, Venezia, fotografia Jean Moral

Chanel privilegiava «le linee pure, eliminando il superfluo, curando i particolari» e operando per «ibridazioni e decontestualizzazioni». Il suo è sempre stato un abbigliamento proiettato, sia sulla passerella che sul palcoscenico, verso un totale rispetto delle esigenze del corpo dell’uomo e della donna del Novecento immerso in uno stile di vita sano.

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Karl Lagerfeld, Leotard ispirato a Jackson Pollock, 1991, Museum FIT.

Gli stessi ideali hanno reso inaffondabile il regno Lagerfeld.
Lo vediamo infatti negli anni ’86-’87 creatore dei costumi e scenografie per il coreografo tedesco Uwe Scholtz con le creazioni Jeunehomme e Oktett e nel 1997 rielaborare i costumi di Chanel per Apollon Musagette di Balanchine per il Balletto di Montecarlo: «Volevo rispettare lo spirito del balletto, mi piace molto per la sua purezza, semplicità, pulizia e impeccabilità», afferma Lagerfeld. «I costumi sono senza tempo: la sua versione della mitologia coglie dall’arte greca ed è una visione moderna di tutto ciò».
Linearità, bicolor e contrasti sono marchio indistinguibile che nel 2006 troviamo in Mea Culpa di Sidi Larbi Cherkaoui e in Altro Canto sempre per il Balletto di Montecarlo diretto da Jean Christophe Maillot per cui Lagerfeld crea corsetti affusolati, jeans aderenti e shorts a sbuffo mescolando trasgressione ed eleganza in un ibrido immaginario neoclassico. Con Maillot, il Kaiser della moda avvia una profonda amicizia che si riversa in numerose collaborazioni, eventi e gala ma anche nelle sue sfilate.
Danzatori e coreografi riconoscono il suo inconfondibile stile e ne ammirano specialmente la sensibilità nel rispettare il corpo del danzatore e l’umiltà nella dura scommessa che è la creazione di un costume per la danza.

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Altro Canto, coreografia di Jean Christophe Maillot

 Così nel 2009 il direttore creativo di CHANEL si confronta nuovamente con il grande repertorio e rinnova personalmente gli abiti di Apollon e del celebre solo La morte del cigno in occasione del centenario dei Balletti Russi per opera del English National Ballet e Sadler’s Wells. «Penso che ogni designer del XX e XXI secolo sia stato in parte influenzato dai Balletti Russi. Non è qualcosa che puoi esprimere a parole, ma negarlo sarebbe pretenzioso e invero. Da piccolo sono rimasto affascinato da una vecchia immagine di Anna Pavlova. I Balletti Russi sono stati di grande ispirazione per me».

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Elena Glurdjidze e Karl Lagerfeld nel suo studio presso la sede CHANEL per la prova costume

La danzatrice Elena Glurdjidze indossa per La Morte del Cigno, l’opera più famosa di Mikhail Fokine creata per la Pavlova, un tutù composto da 2500 piume e costato oltre 100 ore di lavoro in parte presso lo studio Lemarié specializzato in plumasserié (lavorazione delle piume) per ottenere una vestibilità portata all’infinitesimale perfezione. Il tutù per Lagerfeld è «la Barbie della danza e il balletto un’arte straordinaria, senza peso: questa tortura del corpo per creare qualcosa di così grazioso è un duro lavoro per apparire senza sforzo».
L’apertura costante delle braccia che non poggiano mai sul busto ha consentito a Lagerfeld di creare un corsetto interamente ricoperto di piume sottili che si protendono verso l’alto fino a solleticare il collo, mentre in vita un mix di piumaggi in tenue grigio, bianco e rosa pallido evocano la luce crepuscolare di un tramonto al calare della notte. Ossessionato dalla corsa verso l’eccellenza, per lui il Balletto «accoglie solo la perfezione. Il balletto classico mediocre è la cosa peggiore che si possa trovare al mondo. Rischia di far apparire un cigno morente in un’oca che lotta». Certo, aggiunge, l’opera è tutta una trasposizione: «I cigni, sono tra gli animali più cattivi al mondo, ho avuto problemi con loro da bambino. L’immagine del cigno è adorabile e hanno una bella forma, ma sembrano più romantici di quanto non siano in realtà. Di certo nella realtà non muoiono in questo modo. Cadono semplicemente, ma chi lo vorrebbe mai vedere? Elena ha ricreato l’incantesimo sul palco, perché tutto era perfetto».

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Elena Glurdjidze e Mark Lagerfeld; a destra la creazione del tutù nel backstage dei laboratori sartoriali Chanel, 2009

«Molti fashion artist famosi creano per la danza», afferma Lagerfeld. «Se ho la possibilità di farlo, è emozionante. Credo sia lusinghiero essere chiamati a collaborare: la sfida principale è rendere comodo il costume per il movimento dei ballerini, ma anche conciliarsi con il senso dell’opera». Così nel 2016 collabora con Benjamin Millepied per l’Opera de Paris: la creazione è Brahms-Shoenberg Quartet di Balanchine, dunque un inno al rigore e alla melodia che prende eccellentemente forma e colore nei costumi monocromi e chic di Lagerfeld che rievocano il cuore del Novecento: «Il mio ricordo migliore della danza classica è Maya Plisetskaya, la grande ballerina russa degli anni ’60: è stata incredibile, icona di un’arte che non tollera la mediocrità!».

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Karl Lagerfeld sul palco dell’Ópera Bastille con i danzatori poco prima della presentazione di Brahms–Schoenberg Quartet

Proseguendo il mecenatismo della maison CHANEL, Lagerfeld è stato anche ambasciatore ufficiale della Cerimonia di premiazione dedicata a Nijinsky a Monaco sin dal 2000 e nel 2018 patrono della serata di gala inaugurale della nuova Stagione Danza dell’Opéra voluta da Aurelie Dupond. Per l’occasione, la compagnia ha presentato in programma anche la creazione di Ohan Naharin B/olero, un duo che ha visto in scena la Dupond insieme a Diana Vishneva con i costumi creati appositamente dalla mano di Karl Lagerfeld: «il Bolero di Ravel è sempre stato uno dei miei brani musicali preferiti; fu il primo disco classico che ho comprato quando avevo 16 anni».
Fondamentale è stata questa partnership con CHANEL per la direttrice dell’Operà: «Il costume è il tocco finale che ti permette di diventare il personaggio», aggiunge Aurélie Dupont. «Dopo settimane di prove per uno spettacolo, dove lavoriamo sulle posizioni e riflettiamo sul ruolo, indossare il costume consente di metamorfosare completamente, di incarnare un ruolo. Proprio come l’Opéra de Paris, la House of CHANEL è un’istituzione che è allo stesso tempo classico e contemporaneo: ha un patrimonio incredibile, ma anche una forza, una modernità e una mente aperta».


Alice Murtas
20 Febbraio 2019

Fonti:
Chanel: http://chanel-news.chanel.com/it_IT/home.html?_charset_=UTF-8&q=ballet
Indipendent: https://www.independent.co.uk/arts-entertainment/theatre-dance/features/karl-lagerfield-designs-for-ballet-1705927.html
Vogue: https://www.vogue.co.uk/article/karl-lagerfeld-creates-a-chanel-ballet-costume
The Guardian: https://www.theguardian.com/lifeandstyle/2009/may/30/chanel-tutu-glurdjidze-ballet

Davis, Mary, Ballets Russes Style, Londra, Reaktion Books, 2010
Fiorani, Eleonora, Abitare il mondo: la moda, Milano, Lupetti Editori di Comunicazione, 2004
Steele, Valerie, Dance and fashion, New York, Yale Univercity Press, 2014,

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