ZED Festival fa di Bologna una casa per la Videodanza: intervista a Mario Coccetti

Dal 1 al 13 luglio la città di Bologna, dal centro alla periferia, vedrà nascere ZED Festival Internazionale Videodanza, la nuova scommessa del coreografo Mario Coccetti (Compagnia della Quarta) qui in veste di direttore artistico di un piano culturale ricco di appuntamenti e ibridazioni tra il mondo della danza e della tecnologia e la cultura bolognese. Lo abbiamo incontrato negli spazi del Museo MAMbo, uno dei tantissimi partner del progetto, per conoscere meglio la programmazione, la scintilla che ne ha ispirato l’ideazione e gli obiettivi di ZED Festival: date un occhio alla notevole proposta di spettacoli e attività laboratoriali, postazioni interattive e coreografi coinvolti. 

Mario Coccetti - direttore artistico ZED Festival Internazionale Videodanza
Mario Coccetti – direttore artistico ZED Festival Internazionale Videodanza

Eccoci qui, Mario. A pochi giorni dall’approdo in città della prima edizione di ZED Festival… 
Ammetto che siamo emozionati. Dopo un anno e mezzo di lavoro siamo felici di presentare ZED a Bologna, un progetto ambizioso che svilupperemo in un triennio e che speriamo nel tempo diventi un punto di riferimento italiano per la Videodanza.

Il Festival nasce forse da una necessità, da un vuoto che avete percepito di cui risente la videodanza? Com’è il contesto italiano in quest’ambito?
Purtroppo in Italia ancora non è una pratica consolidata. Si stanno facendo passi sempre più grandi con una curiosità crescente, però ancora non esistono centri dedicati alla videodanza. Risulta essere ancora un ambito complesso e ricco di difficoltà. Il panorama italiano propone piuttosto bandi, concorsi, vetrine ma non abbiamo realtà che facciano da cardine per la formazione, la distribuzione e la produzione. L’idea di creare un vero e proprio festival ci è venuta osservando il panorama internazionale: nei nostri tour all’estero abbiamo vissuto la videodanza come una pratica forte, presente, consolidata e abbiamo sentito la necessità di fondare un centro esclusivamente dedicato a questa pratica, che possa far emergere il talento italiano con un potente network di collaborazioni in cui scambiare idee, metodi e progetti.

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COLLETTIVO QBR / Alain El Sakhawi – (11 luglio 2019 DAMSLab)

Chi sta dietro ZED Festival e qual’è la sua formula magica per far confluire in maniera così armoniosa e completa una serie di numerosissime proposte, anche molto variegate, che soddisfi pubblici diversi?
Dietro l’organizzazione del festival c’è Compagnia della Quarta, un collettivo di artisti che lavora insieme da tanti anni occupandosi di produzione e organizzazione di eventi culturali, nello specifico Fabrizio Molducci, Valentina Bressanin, Marta Scalvini ed io. Ci siamo resi conto che per realizzare questo progetto avevamo bisogno di collaborazioni forti, di una solida e sinergica pianificazione che potesse sorreggere un’idea comune e abbiamo creato una rete di partner importanti aperti all’ascolto, molto valida e che ha continuato a crescere fino a oggi, al momento del debutto.

Avete elaborato un programma internazionale privo di confini, come testimonia LIMEN – il tema di questa 1°edizione. Come avete pensato il programma, come è stato crearlo e definirlo per la prima volta, e quali reti avete filato?
È stata la parte più dura del festival. Abbiamo pensato ZED con caratteristiche ben precise, ponderate e volevamo che il primo anno rispecchiasse esattamente il pensiero che c’è a monte. L’esigenza primaria era quella di spiegare e raccontare la videodanza attraverso pratiche differenti, coinvolgenti e multisfaccettate. Per questo, oltre alle performance live abbiamo affiancato incontri tematici con docenti universitari, workshop con insegnanti internazionali e soprattutto postazioni interattive disseminate in tutta la città accessibili in ogni orario in qualsiasi giorno del festival. A ciascuna compagnia ospite abbiamo chiesto di proporre una performance di danza in un luogo non convenzionale, oltre a uno spettacolo serale in teatro e una proiezione di videodanza per mostrare come la materia danza muti in base all’elemento in cui viene rappresentato. Il risultato è una programmazione di 13 giorni ricca di eventi. Fondamentali sono stati i partner che hanno avuto un’attenzione formidabile al progetto; grazie a loro è stato possibile creare un coinvolgimento dell’intera città di Bologna mettendo in connessione i centri culturali più interessanti della Città Metropolitana. In questa prima edizione, ZED Festival ha la collaborazione di DAMSLab e ITCTeatro/Teatro dell’Argine, il partenariato di Teatro Comunale di Bologna, ERT Emilia Romagna Teatro Fondazione, Arena del Sole, Teatri di Vita, MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna, CUBO Centro Unipol Bologna, Il Cassero LGBTI center, Kinodromo, Museo Civico Archeologico, Fondazione Massimo e Sonia Cirulli, Cro.me. Cronaca e Memoria dello Spettacolo (Milano), COORPI (Torino), Agite y Sirva, Festival Itinerante de Videodanza (Puebla – Messico), The Work Room art center (Glasgow – UK) e l’intero progetto è sostenuto da Fondazione del Monte e da Mielizia/Conapi.

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Laboratorio/Campus videodanza (CUBO Unipol Bologna – con L.De Rienzo e C.Badeka)

Oltre a proiezioni e performance quindi, leggo un’ampia proposta di laboratori pratici aperti a danzatori ma anche videomaker, pubblico di giovanissimi e amatori che creeranno veri corti e opere di videodanza. Chi saranno gli artisti coinvolti e quali le tematiche?
Per questa prima edizione proponiamo quattro tipologie di workshop differenti, tutti sulla videodanza, coordinati da esperti di grande valore artistico e tecnico, tra cui Paulina Ruiz Carballido, coreografa attiva in Messico e Francia (Agite y Sirva Festival), per creare un progetto di videodanza low tech con l’uso di smartphone o tablet che consente una praticità immediata nell’apprendere, creare e vedere subito il risultato. Abbiamo deciso infatti che tutti i video realizzati verranno mostrati durante le serate di festival. Sulla stessa linea si sviluppa il laboratorio presso CUBO Unipol, rivolto ai ragazzi dai 12 ai 17 anni condotto da Lucia De Rienzo e Chrysanti Badeka, che prevede la creazione di una piccola troupe cinematografica, in cui ognuno vestirà un proprio ruolo da regista, sceneggiatore o interprete; anche in questo caso per noi è molto interessante vedere e mostrare ai ragazzi come strumenti come lo smartphone possono diventare strumento creativo e come possa generare arte uno strumento quotidiano. Credo che per le nuove generazioni questo sia un messaggio molto bello. Ultimi due workshop sono la classe per danzatori mirata al site-specific e coordinata da Alain El Sakhawi, uno dei maggiori esponenti di videodanza che abbiamo la fortuna di avere in Italia e che sarà presente in gran parte delle attività del festival insieme a Valeria Zampardi (Collettivo QBR), e infine il laboratorio per danzatori, coordinato da Neus Gil Cortes (Nua Dance) la cui particolarità di lavoro è il processo creativo e modalità con cui il corpo miscela la potenza e la delicatezza fisica: una pratica per professionisti e amatori fondamentale per capire come il proprio corpo possa poi esprimersi nella danza.

 

 

Com’è stato per te passare dalla figura di coreografo a quella di direttore artistico di un festival?
Beh (ride), è una cosa che ho vissuto in maniera molto spontanea perché ho sempre scelto un lavoro che fosse dietro le quinte. Mi interessava capire fino a che punto poteva evolversi una curiosità artistica. Da lì, ho cominciato a pensare che creare qualcosa di diverso dalla coreografia potesse essere stimolante e quindi mi sono lanciato in questa nuova possibilità.

A primo sguardo, l’offerta di workshop, performance e attività nonché il tipo di proiezioni appaiono avanguardistiche e sperimentali rispetto ad altri festival internazionali di videodanza che basano i loro programmi su produzioni video più cinematografiche o che hanno fatto storia. Una scelta coraggiosa…
È vero, ma questa è un po’ la prassi della Compagnia della Quarta. Nella nostra storia abbiamo sempre cercato di proporre progetti che uscissero fuori dagli schemi per cercare soluzioni alternative. Il rischio quando si sceglie un percorso come questo, lasciandosi andare in una scommessa ibrida come quella di ZED, è sempre più alto rispetto ad altre soluzioni, ma siamo convinti che sia necessario cercare e sperimentare fuori dai territori conosciuti per trovare nuove strade. Allo stesso modo abbiamo invitato questi artisti, eccellenti e meno presenti nelle programmazioni e nei grandi circuiti italiani, per cercare una visione più ampia dell’offerta attuale della danza. Fino ad oggi questa formula ha funzionato, speriamo che funzioni anche per ZED Festival.

 

ZED Festival Internazionale Videodanza

scarica il programma completo


 

BlaubArt Dance Webzine è mediapartner di ZED Festival 2019

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