Who cares? Dialoghi tra corpi. Intervista a Massimo Carosi

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Massimo Carosi

Il corpo come sistema aperto in continua risignificazione, luogo delle più accese battaglie culturali e strumento di ricerca al limite tra l’ambito artistico e politico. La danza contemporanea ha molto da svelarci sul mondo in cui viviamo e sul rapporto uomo-natura, fornendoci nuove possibili modalità di incontro. Ne discutiamo insieme a Massimo Carosi, direttore di Danza Urbana, che intervistiamo in veste di curatore del progetto Sedimenti. Percorso di co-creazione in quattro tappe, che ha debuttato a Matera il 22 giugno.

Sedimenti è una delle sezioni del progetto Petrolio. Uomo e natura nell’epoca dell’Antropocene che coinvolge artisti e sguardi curatoriali differenti. Qual è la specificità di questa sezione e quale impronta curatoriale le conferisci?

La sezione Sedimenti si contraddistingue per due aspetti fondamentali: l’essere centrata sul processo creativo, in particolare sulla volontà di indagare pratiche di creazione collettiva; e mettere in dialogo, all’interno di questa ricerca di co-creazione, giovani coreografi dell’area del Mediterraneo. Tutti i coreografi attualmente in produzione – Bassam Abou Diab, Yeinner Chicas, Olimpia Fortuni e Leonardo Maietto – hanno un’età compresa tra i 29 e i 35 anni e provengono da tre diversi paesi: Libano, Spagna e Italia. Il progetto è stato costruito con la volontà di creare un percorso di residenze creative al fine di attivare un dialogo, un confronto reciproco. Dalla conoscenza e dallo scambio delle diverse pratiche corporee dei partecipanti si è sviluppata una creazione artistica, che ha debuttato in questi giorni a Matera, dal titolo Who cares? Ecologia del dialogo. L’elemento che attraversa tutto il progetto Petrolio è la questione delle grandi trasformazioni ambientali e con Sedimenti cerchiamo di capire come dei giovani coreografi, ognuno con la propria visione poetica ed estetica e con il proprio messaggio culturale, possano intervenire su queste grandi questioni. Ecologia del dialogo è la risposta, ovvero la necessità di attivare, attraverso il dialogo, un cambiamento culturale – rapido e radicale. Gli artisti sono creatori di nuove visioni, nuove possibilità e prospettive e come autori di pratiche creative generano un cambiamento culturale importante.

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© Salvatore Laurenzana

Sedimenti coinvolge quattro coreografi con peculiarità biografiche e professionali molto distanti, come sono stati selezionati? Che tipo di temperatura emotiva si cerca di raggiungere attraverso una creazione corale che mette in relazione quattro diverse urgenze sperimentali?

La prima tappa del progetto si è svolta al PARC di Firenze in Maggio, è stata una residenza puramente creativa al termine della quale ho incontrato i partner del progetto per decidere a chi offrire la possibilità di proseguire e sviluppare un percorso per la realizzazione di una produzione. La selezione è stata molto complessa perché l’esperienza fiorentina si è dimostrata particolarmente fruttuosa, si era formato un bellissimo gruppo, tanto da ipotizzare il coinvolgimento di tutti i partecipanti alla residenza, ma per esigenze di produzione abbiamo scelto solo quattro degli otto coreografi coinvolti. Abbiamo individuato quattro personalità molto diverse per attivare un vero confronto. Credo che la modalità di creazione collettiva richieda lo sforzo, da parte degli autori, di acquisire una visione che non sia né centrica né egocentrica. Con visione centrica indico una visione che tende ad annullare se stessa per aderire a quella dell’altro; la visione egocentrica invece pretende che l’altro aderisca pienamente alla propria visione. A noi al contrario interessava l’elemento dinamico che emerge tra lo scambio equo di diverse visioni, lo scarto che permette lo sviluppo di nuove possibilità, che determina un cambiamento.

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© Salvatore Laurenzana

Infatti credo sia stato importante, dopo l’esperienza di Firenze, costruire un percorso di residenze artistiche in luoghi diversi, in modo da permettere a ogni coreografo di entrare in contatto con i contesti culturali degli altri autori, creando occasioni di conoscenza non risolta sul piano corporeo, ma che includesse anche il livello intellettuale e umano. La prima residenza produttiva è stata a Beirut, ci siamo poi spostati a Ravenna per concludere il ciclo residenziale a Matera, dove abbiamo coinvolto anche due musicisti: Ayman Sharaf El Dine, percussionista libanese che suona musica tradizionale della sua terra in chiave contemporanea e Stefano Zazzera, dj italiano e compositore di musica elettronica. Anche l’incontro di queste due diverse sonorità si struttura come un dialogo che costituisce la partitura sonora dello spettacolo. Nella parte finale della coreografia l’evento assume la forma di un dj set, in cui la dimensione corporea non è più affidata solo alla visione dei corpi dei coreografi ma si estende anche agli spettatori, che vengono invitati a essere parte di questo dialogo.

Attraverso una ricerca coreografica polifonica Sedimenti cerca di trovare una risposta alla domanda “Who cares?/A chi importa?” A chi è rivolta questa domanda e soprattutto avete trovato delle possibili risposte?

La domanda Who cares? i coreografi l’hanno posta a se stessi e la girano anche al pubblico. Si chiedono non solo a chi importa ma anche “Chi se ne prenderà cura?”. Ecologia del dialogo rappresenta la risposta a questa domanda. Il sottotitolo del progetto Petrolio è uomo e natura nell’era dell’Antropocene e quando parliamo di Antropocene ci riferiamo alla responsabilità umana, quindi a chi importa di questi cambiamenti climatici, di queste trasformazioni? La creazione collettiva proposta a Matera indica una possibile soluzione, cioè il dialogo come prima forma di cambiamento per una nuova ecologia.

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© Salvatore Laurenzana

Sedimenti prevede una restituzione performativa in uno spazio pubblico – il Parco del Castello Tramontano di Matera, una pratica quella della danza in contesti urbani a cui sei particolarmente avvezzo, rende l’oggetto scenico un formato sensibile che si deve rimodulare e mettere in ascolto alle specificità di un luogo. Che tipo di scambio lega il corpo del danzatore allo spazio pubblico? Credi ci sia un valore aggiunto nella pratica performativa nei contesti urbani?

Performare in uno spazio pubblico è sempre un atto politico perché pone l’atto creativo in diretto dialogo con il pubblico. Non è previsto il pagamento di un biglietto, lo spazio pubblico e  il contesto urbano sono altamente accessibili e cercano una relazione diretta con gli spettatori a prescindere che siano fruitori abituali o meno di creazioni di arte contemporanea. Occupare fisicamente uno spazio pubblico, abitarlo con i propri corpi portatori di specifiche istanze è uno degli elementi fondanti della danza urbana. Inoltre, negli ultimi anni la sponda sud del Mediterraneo è stata interessata da significative manifestazioni in cui la danza urbana è diventata lo strumento per rivendicare importanti principi democratici e di libertà di pensiero; penso a esempio alle primavere arabe e ad alcune manifestazioni tenutesi anni fa a Istanbul. Questo è stato un altro aspetto che sicuramente ha determinato la scelta di lavorare nella dimensione urbana. Lavorare nello spazio pubblico ovviamente è complesso, i coreografi si trovano ad affrontare sfide creative sempre nuove e a dover mediare con le peculiarità di contesti molto diversi affinché la creazione possa, ogni volta, trovare la propria efficacia.

Dopo il debutto di Matera, quali saranno le prossime destinazioni e le possibili evoluzioni del progetto?

Dopo Matera lo spettacolo sarà presentato a Saragozza, Ravenna, Bologna e Torino. Il progetto ha rivelato potenzialità enormi; è un percorso molto complesso perché creare insieme partendo da contesti diversi richiede un continuo lavoro di confronto, di scarto, di spostamento del punto di vista e di condivisone dell’approccio artistico. Quello che abbiamo ipotizzato con i diversi partner inclusi nel progetto è creare altri momenti di residenza creativa. Con Matera chiudiamo ufficialmente la fase produttiva del progetto per entrare in quella di circuitazione.

Alessandra Coretti


Petrolio. Uomo e natura nell’era dell’Antropocene è un progetto di Matera Capitale europea della cultura 2019

Coprodotto con Fondazione Matera Basilicata 2019 e Ass. Basilicata 1799
Realizzato con Fondo etico di BCC Basilicata in collaborazione con Università degli Studi della Basilicata

Sedimenti è realizzato in collaborazione con:

Cantieri Danza
Festival Danza Urbana Bologna
Trayectos- Festival International de Danza Contemporanea
Anghiari Dance Hub
Fabbrica Europa
Ravenna Festival
Omar Rajeh-Maqamat
Network Anticorpi XL

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