Aspettando T*Danse: intervista a Marco Torrice e Anna Albertarelli

Torna in Val D’Aosta TDanse, il festival diretto da Marco Chenevier e Francesca Fini dedicato alla danza e tecnologia che propone anche quest’anno una programmazione audace e variegata di spettacoli, incursioni urbane e ibridazioni di formati e di linguaggi artistici. In attesa del programma che si svolgerà dal 20 al 27 ottobre, una serie di laboratori pratici instillano le prime interazioni con nuovi pubblici: tre workshop per cui è ancora possibile iscriversi fino al 4 ottobre, aperti a danzatori, performer, educatori e persone disabili, giovani e adulti curiosi, appassionati di musica, senza limiti di età.
Abbiamo chiesto ai due artisti coinvolti, Marco Torrice e Anna Albertarelli di parlarci dei loro progetti entrambi legati al tema dell’inclusività, spiegarci come nascono e quali saranno le attività svolte nella pratica, oltre a una loro percezione del territorio valdostano e della sua ricezione della danza.

tdanse cover
Marco Torrice, laureato in Filosofia a Roma e poi perfezionato alla PARTS in Belgio, e Anna Albertarelli, formatrice e coreografa: entrambi  artisti con alle spalle un lavoro di ricerca diviso tra l’estero e l’Italia. Quali sono le ancore e i punti di riferimento nella vostra formazione e ricerca artistica?

Marco T. Ho cominciato con un’indagine di movimento molto varia, dalla Post-modern dance alle contaminazioni con le ricerche di David Zambrano, William Forsythe, Thomas Hauert e Hordworks. Dopo 5 anni di attività come danzatore per altre compagnie, ho iniziato poi a percepire una certa autoreferenzialità nel linguaggio della danza contemporanea e nel suo pubblico: questo mi ha portato a sperimentare insieme ad altri danzatori dai background culturali e stili differenti, grazie a una residenza artistica in Brasile. Melting Pot nasce da lì, a partire dal tema dell’inclusività della danza.

Anna A. Dopo una formazione teatrale con la pedagogia di Jacques Lecoq, mi sono avvicinata alla danza contemporanea, alla cui pratica ho sempre mescolato studi teorici e mi sono quindi laureata al DAMS, scelta utile per poter interpretare i fenomeni della danza con maggiore spessore. Durante un periodo di pendolarismo tra Parigi e Berlino, ho incontrato la Nouvelle Danse e la Contact improvisation degli ultimi anni ‘80, esperienze che una volta tornata in Italia mi hanno accompagnato nei lavori con Monica Francia – che mi ha dato tanto specialmente sulla poetica del gesto- e nei miei gruppi di ricerca coreografica. L’arrivo di un figlio e l’interesse alla pedagogia mi hanno avvicinato verso lavori dedicati all’infanzia e alla disabilità.

img_6950.jpgNella presentazione di Melting Pot si parla di una condizione pacifica tra più forme di energia, tra cui rabbia, gioia, frustrazione sociale, che entrano in dialogo tra loro e vengono trasformate e liberate. Come si sviluppa questa metamorfosi di stati fisici ed energetici?

Marco T. L’intenzione apotropaica tipica della danza è il fulcro di questo laboratorio. In qualsiasi forma si presenti la danza aiuta a esternare determinati tipi di blocchi energetici della persona, e ciò accade nel contemporaneo come nel vogueing o altre street dance. Non uso termini come ritualistico o sciamanico facendo riferimento a questo tipo di processo perché, anche se si tratta di ricercare meccanismo liberatorio di paure e desideri simile a riti sciamanici, non vorrei che si cadesse con una certa terminologia in un occidentalistico trend estetico e ambiguo. Ciò che qui è importante è che ogni partecipante giunga al momento di condivisione proprio un bagaglio di esperienze e di vissuti e che si senta libero eventualmente di abbandonarli sul dancefloor.

Come si crea questa condizione di libertà? Quali sono i processi e le dinamiche, gli esercizi pratici che proponi? Forse – posso immaginare – l’uso della reiterazione, una coralità di movimento e un dono di tempo e di spazio?

Marco T. Ci sincronizziamo attraverso loop ritmici, anche grazie a un djset live: entrare in un gruppo attraverso la ripetizione di movimenti crea una sinergia. La liberazione delle energie avviene principalmente attraverso il cypher, struttura non codificata che proviene dalla streetdance in cui il gruppo in cerchio incita e supporta il singolo nel proprio solo, posizionato al centro: si crea così un’armonia in maniera spontanea, con un dare/avere reciproco. Inoltre, a livello quasi subliminale, il movimento si concentra principalmente nella parte del torso; agire parti diverse che vanno dalla testa al bacino implica una stimolazione di determinati organi e lo sprigionamento di differenti risonanze.  Infine, la presenza di un dj-set live consente di aggiungere un tono ludico e festivo alla performance avendo la capacità di toccare bit provenienti da diversi contesti culturali che dialogano con ciò che accade tra le persone. Una musica prestabilita non avrebbe lo stesso effetto: nasce una viva interazione tra l’intensità del momento e il panorama sonoro che lo avvolge.

Schermata 2019-10-04 alle 13.08.42Anna, cosa ti ha spinto a lavorare invece nell’ambito dell’inclusività della danza con persone disabili, una pratica ultimamente da un lato mainstream e dall’altro estremamente necessaria e urgente specialmente in Italia, dove rispetto all’Europa appena inizia a diffondersi in maniera professionale?

Anna A. Quello che mi ha spinto ad avvicinarmi a questo studio alla fine degli anni ‘90 è stata la curiosità di confrontarmi sul tema del movimento con persone che avessero un approccio diverso dal mio. Quando si parla di disabilità è importante differenziare e avere maturato una metodologia rispetto a una disabilità fisica o psichica, ragionando sull’importanza del trovarsi lì per chi partecipa, su cosa realmente percepiscono e che interesse o beneficio potrebbero avere salendo su un palcoscenico. Sono questioni molto delicate, anche perché bisogna volgere lo sguardo non solo al singolo ma anche alle persone che lo accompagnano e alle dinamiche che si innescano intorno a lui. I laboratori come Corpo Poetico consentono un vicendevole plasmare l’esperienza tra professionisti e non. 

Cos’è Corpo Poetico, ovvero come hai declinato questa tua ricerca in una metodologia da applicare a un laboratorio? 

Anna A. Corpo Poetico è per me un contenitore di quelle che sono state le mie esperienze dal ‘98 a oggi che mi hanno portato a distinguere, cosa per me fondamentale, due metodologie: una formativa per educatori e coloro che lavorano nel mondo della danza, e una esperienziale e relazionale per persone con difficoltà o, come preferisco chiamarle, con risorse. La parola “poetico” indica qualcosa che colpisce, che può essere anche crudo o crudele. In pratica, bisogna creare uno stato di eguaglianza, un tessuto comune, uscendo dai propri ruoli -che sia quello di educatore accompagnatore, di giovane disabile o il mio in quanto guida- e scambiarli: è possibile che il giovane possa prendersi cura del proprio educatore? Cerco di innescare un meccanismo per cui chi tendenzialmente dà entra nella condizione di ricevere e viceversa: inevitabilmente ci si sente messi a nudo, vulnerabili, e si trovano delle risorse inaspettate, per esempio i ragazzi prendono fiducia in loro stessi sentendosi responsabili del corpo di qualcuno. L’analisi lenta e rilassata del movimento consente di prendere coscienza e autonomia delle capacità del proprio corpo, a volte limitate dalle premure di genitori o educatori. E infine, cosa un disabile può dare a un danzatore? Lo stare, ovvero la quiete, e la minuzia di analisi di piccoli movimenti e della loro precisione. Queste sono tutte dinamiche che necessitano tempo e un rilassamento da parte di tutti.

Qualche anticipazione sul terzo laboratorio che ti vede coinvolta, dal titolo Corpo / Suono – Elementi di improvvisazione e conduction tra musica e danza?

Anna A. 
Non vorrei svelare nulla: un gruppo di musicisti svolgeranno un laboratorio con una tecnica di conduzione che ha dei codici molto precisi elaborati sotto il nome di Under Conduction. Si creeranno probabilmente delle dinamiche simili alla relazione tra direttore d’orchestra e musicisti, con l’uso di gesti che consentono di comunicare indicazioni precise al gruppo. Io sono stata invitata dal Festival per coordinare tutto ciò che riguarda il movimento e la corporeità poiché spesso nei miei lavori creo delle connessioni con il suono, ma in questo caso si tratta di un laboratorio di ricerca ancora a livello sperimentale. Sono felice e curiosa di scoprire dove porterà questa collaborazione…

Schermata-2019-10-04-alle-00.00.33_456.png
Siete entrambi stati ospiti di TDanse anche nello scorso anno: qual è la vostra percezione della realtà valdostana in relazione al Festival e alla danza? Quale credete potrebbe essere la risposta ai vostri laboratori dal momento che in modo differente preannunciano l’edizione 2019?

Marco T. Un festival come TDanse in Aosta credo sia un concreto lavoro di audience development. Non ho un’aspettativa, ma già lo scorso anno ho visto una ricezione molto variegata alla proposta del festival, con la partecipazione di persone estremamente interessate e altre forse capitate lì per caso. L’occasione laboratoriale è secondo me funzionale e in linea con l’obiettivo raggiunto del festival di riuscire a muovere la curiosità di nuovi pubblici.

Anna A. La cittadinanza di Aosta lo scorso hanno ha risposto benissimo; per me è un Festival molto prezioso per questo territorio perché porta una visione innovativa dei linguaggi artistici con un programma molto trasversale. Apprezzo tantissimo la scelta di fare dei protocolli che parlino in modo diretto ai cittadini, sollecitandoli ad avere un’attitudine alla cultura e, quindi, alla tolleranza, all’ascolto e alla democrazia che offre l’arte. E TDanse lo fa interagendo con i giovani e le scuole, generando in questo modo una futura cittadinanza attiva, consapevole e presente.

 

Maggiori informazioni
T*Danse Festival Internazionale della Nuova Danza di Aosta

 


Alice Murtas

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...