Il Festival Interplay non si ferma. La direttrice Natalia Casorati racconta la ventesima edizione.

Cosa succede se nei quindici minuti prima dell’inizio dello spettacolo non siamo in ritardo, non abbiamo il biglietto tra le mani, non abbiamo da cercare qualcuno tra la folla di spettatori, abbiamo lo stesso identico conto in banca di prima, non abbiamo la capellona seduta davanti, non abbiamo dimenticato di mettere silenzioso il cellulare, non abbiamo la batteria scarica a causa del navigatore satellitare che ci ha portato all’ingresso sbagliato del teatro, siamo soli, non dobbiamo andare urgentemente in bagno perché non abbiamo bevuto due bicchieri di prosecco alla goccia e non abbiamo un posto a sedere da cercare al buio?
In questi ultimi tempi potremmo essere seduti sul divano, in pigiama o in tuta, con il pc attaccato al caricabatterie aspettando il momento giusto per mettere play, senza ansie, senza fretta, senza ricordarsi di preciso il titolo dello spettacolo che potremmo leggere con un semplice spostamento di sguardo. Siamo d’accordo da tempo che non è la stessa cosa andare a teatro e fruirlo direttamente da casa, da uno schermo. Ma nell’attesa che presto tutto torni come prima c’è la possibilità di sfruttare questa situazione cercando delle soluzioni, sia da parte degli artisti che da parte degli organizzatori. Questo ha deciso di fare il Festival Interplay a Torino per la sua ventesima edizione, ha deciso di non fermarsi e di iniziare offrendo dal 20 maggio al 30 maggio la possibilità a molti artisti rimasti fermi per mesi di rimettersi in gioco in una formula inedita.
Abbiamo chiesto a Natalia Casorati, direttrice artistica del Festival, di raccontarci questa nuova edizione.

Come si sviluppa Interplay in questa nuova e imprevista ventesima edizione? Quest’anno il Festival si svolgerà in due periodi, Interplay DidigitalInterplay Diffuso. Puoi spiegarci meglio le due modalità di fruizione?

Festeggiamo questa ventesima edizione con una modalità inedita di cui sicuramente ci ricorderemo in futuro. È stata una decisione sofferta, ma siamo arrivati alla conclusione di dividere il tutto in due momenti. Cominciamo con Interplay Digital che si sta svolgendo online dal 20 maggio fino al 30 maggio, mantenendo le date e gli artisti originariamente pensati per il nostro progetto. Cinque serate in diretta sui nostri canali YouTube (Interplay Festival) e Instagram (@mosaicodanza), ideate insieme a un team di professionisti del settore, durante le quali avrete l’occasione di vedere sia gli spettacoli in scena preregistrati che interviste di critici e studiosi ai coreografi ospiti. La serata del 20 maggio è stata introdotta da Sergio Trombetta con Silvia Gribaudi e Vilma Pitrinaite, quella del 22 da Elisa Guzzo Vaccarino con (La)Horde e Claudia Catarzi, del 26 dal professore Alessandro Pontremoli con Arno Schuitemaker e Tu Hoang, quella del 28 da Claudia Allasia con Enzo Cosimi e Arnau Pérez. È possibile vedere le dirette sui nostri canali social fino al 31 maggio. Il prossimo e ultimo appuntamento sarà invece il 30 maggio in diretta a partire dalle ore 21 con una doppia intervista di Chiara Castellazzi a entrambi gli artisti in scena: la Compagnia Tardito/Rendina e Carlo Massari/C&C Company.
Interplay Diffuso sarà invece un’esperienza di fruizione più simile a quelle che conosciamo e alle quali siamo abituati. Ci piacerebbe riproporre gli spettacoli posticipati al nostro pubblico con le modalità proprie dello spettacolo dal vivo che in questo momento sono mancate a causa della situazione di emergenza. Tutto dipenderà dallo sviluppo e dalle direttive che riceveremo nei prossimi mesi.

Quali sono state le risposte da parte degli artisti e del pubblico fino a ora?

Il nostro obiettivo è stato mantenere viva e attiva l’attenzione sul settore dello spettacolo dal vivo, cercando di trasmettere un senso di vicinanza cercando di empatizzare col nostro pubblico e di fidelizzare nuove utenze virtuali durante un momento storico così difficile. In occasione di questa edizione Digital abbiamo chiesto loro di creare dei contenuti dal tono diretto e giocoso, come le video interviste e i filmati di warm up che abbiamo condiviso sui nostri profili social per avvicinare il pubblico al mondo della danza contemporanea con il linguaggio proprio dei nuovi media. Siamo riusciti in questo modo a raggiungere sia il nostro pubblico fidelizzato, sia nuovi spettatori da tutto il mondo che si sono uniti al nostro festival in questa edizione a distanza e che speriamo di rivedere in autunno e il prossimo anno.
I numeri sono stati ottimi, maggiori rispetto a quelli che avremmo potuto fare in teatro. Ma era prevedibile, lo streaming arriva a tutti e ovunque. Quello che mi ha dato particolare soddisfazione sono state le mail di congratulazioni da parte di operatori e artisti, oltre ai commenti in diretta del pubblico.

Cosa vedremo nelle ultime serate di Interplay Digital? Anticipazioni su Interplay Diffuso? 

Come anticipato, il 30 maggio, nell’ultima serata della nostra edizione Digital, avremo Chiara Castellazzi dalle ore 21 insieme prima alla Compagnia Tardito/Rendina e successivamente, dopo aver goduto dello spettacolo Gonzago’s Rose tornato in scena dopo ventuno anni in una veste online per questa occasione, insieme a Carlo Massari fondatore della C&C Company che per noi porterà sul palco digitale Les Miserables, un affresco spietato e immorale sull’oggi.
Per la sezione Interplay Diffuso gli spettacoli previsti sono quelli che si sarebbero dovuti svolgere in out door, a oggi non sappiamo con certezza se riusciremo a riprogrammarli tutti, e penso ai gruppi stranieri.  Ci lavoreremo appena finita la sezione di maggio.
Abbiamo contattato gli altri festival cittadini per attivare una collaborazione nel periodo autunnale. È solo un’ipotesi che saremo felici di percorrere se la situazione lo permetterà.

https://www.instagram.com/tv/CAvlWEzh8Sb/

C’è stato qualche riscontro positivo in questa modalità alternativa che pensi possa rimanere nelle prossime edizioni del Festival?

La digitalizzazione forzata di questo periodo storico, non solo nel nostro settore dello spettacolo dal vivo, ha fatto in modo che si immaginassero nuove possibilità che spesso non si aveva l’occasione di percorrere. Ci sono stati decisamente molti riscontri positivi che hanno sorpreso anche noi, non solo legati al numero delle visualizzazioni, che come dicevo sono state maggiori rispetto al pubblico che avremmo avuto in teatro. Raggiungerti ovunque tu sia è un’opportunità in più che offri al pubblico, in particolare a chi vive lontano, geograficamente ma anche localmente. Offri la possibilità di connettersi col festival a chi ha difficoltà economiche e non potrebbe comprarsi il biglietto, ma in particolare l’offerta temporalmente dilatata nel tempo permette una visione in differita.
Credo che sia stata vincente anche l’idea di coinvolgere degli esperti che introducessero gli artisti e dialogassero con loro prima dell’andata in streaming degli spettacoli. Le interviste hanno dato modo di inquadrare l’artista, di entrare dentro il lavoro e capire meglio lo spettacolo… Vorrei mantenerla anche per il futuro, una sorta di rubrica nei giorni del festival, in cui esperti intervistano gli artisti programmati. Così come studiare una sorta di piattaforma digitale che viaggerà parallela al Festival, dove abbonandosi potrai seguire gli spettacoli in streaming, in particolare se gli ingressi a teatro rimarranno contingentati. Saranno situazioni aggiuntive di aggregazione, che non andranno a sostituire ma a integrare lo spettacolo come siamo abituati a conoscerlo. È tutto da studiare, vedremo…

a cura di Camilla Guarino

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